Osservazioni sul rapporto genitori-figli

di Alfio Pelleriti

Family of four sitting at a table with notebooks and drinks engaged in discussion
Immagine generata con IA

Le note che seguono le ho tratte da un mio lavoro che pubblicherò tra qulche mese e che porterà il titolo di “Pensieri sospesi” ad indicare la sinteticità di tali testi adoperati per trattare temi a cui valenti studiosi hanno dedicato tempo e fatica. Ho scelto di non invadere il campo di psicologi, filosofi, teologi, scrittori, limitandomi a manifestare la mia opinone come si fa in una confessione con un amico che si vuol tanto bene e sul quale riponi fiducia estrema. Egli non ti richiede argomentazioni complesse, dissertazioni accademiche e rigore stilistico. Vuole solo sincerità e apertura onesta al confronto.

Non avanzo conclusioni sulle componenti inconsce che influenzano e determinano i comportamenti di un individuo, poiché sarebbero ipotesi che solo l’analisi di ciascuno condotta da uno psicoterapeuta potrebbe mettere in evidenza. Ma è chiaro che tali cause esistono e sono oltremodo importanti per definire l’eziologia delle situazioni conflittuali. La crescita e la formazione dei minori è demandata ai genitori, responsabili in toto del loro equilibrio psichico, dello sviluppo intellettivo, emotivo, sociale, morale, spirituale. Non si può imputare esclusivamente ai bambini la responsabilità di eventi che coinvolgono l’intera famiglia. Attraverso le regole che gli adulti devono fare rispettare ai bambini si consente loro di crescere armoniosamente nel fisico, nella sfera intellettuale e in quella emotiva. La pedagogia insegna, tuttavia, che i risultati educativi migliori vengono non solo dall’imposizione delle regole, ma soprattutto dall’esempio che i genitori forniscono loro ogni giorno. È contraddittorio e ininfluente che si imponga ai bambini di non toccare il cellulare se loro vedono papà e mamma sempre attaccati allo strumento elettronico. Non capiranno quel divieto e lo subiranno semplicemente, vivendo quell’ordine come un’ingiustizia, e il cellulare per loro resterà un oggetto del desiderio che non vedono l’ora di potere stringere in mano e poter superare nell’uso perfino i loro genitori.

Come si può pretendere, poi, dai figli che si esprimano con dolcezza e con lo stile appropriato che impone il contesto in cui ci si trova se, come esempio, hanno papà e mamma che si danno alle offese reciproche mentre i loro volti appaiono loro irriconoscibili trasformati dalla rabbia e dal rancore?

Father comforting his crying young son sitting on a couch indoors
Un padre parla dolcemente al figlio che piange (foto IA)

Perché mai dovrebbero essere giusti e razionali nel loro comportamento se hanno davanti lo sguardo truce di mamma o di papà che minacciano catastrofi?

Perché mai non dovrebbero dare uno schiaffo al fratellino o alla sorellina o rompere loro la testa con ciò che si ritrovano in mano, se mamma e papà li schiaffeggiano e fioccano le punizioni? (Quando diventano tante si inflazionano e non ottengono il risultato sperato).

Infine, si dovrebbe affrontare la questione dell’esempio più eccelso e più utile per la formazione dei bambini, e cioè bisognerebbe da subito indicare loro la via maestra per potere cogliere il senso della vita e quindi giungere ad uno stato di felicità interiore che porterebbe nella fase adolescenziale alla formazione di un sistema valoriale e ad una crescita della sensibilità etica e morale. Anche in questo caso è fondamentale l’esempio dei genitori.

È chiaro che quello di cui qui si parla deve passare dalle convinzioni personali maturate dai genitori. Ma io, come nonno dei miei splendidi nipotini, mi permetto di avanzare questo mio auspicio… Credo che sarebbe inutile parlare loro di giustizia, di rispetto, di solidarietà, di pace e di uguaglianza se tali nobili ideali non siano posti dentro una cornice religiosa, come già affermava Immanuel Kant.

Family of five looking at a crucifix on the church wall beside lit candles
Immagine creata con IA

I bambini hanno bisogno di frequentare il catechismo, ma prima vogliono vedere all’opera mamma e papà che si recano con loro nella Casa di Dio; vogliono vedere loro che si nutrono del corpo e del sangue di Gesù; che si rivolgono a Dio Padre e alla Madonna perché li assistano quando hanno un problema per il quale non riescono a trovare una soluzione. I bambini vorrebbero che prima dei preti fossero i loro genitori a spiegare loro quanta ricchezza c’è nel messaggio evangelico. Chiudo queste mie riflessioni con un consiglio-ammonimento che nel lontano 1992 ricevetti da un anziano ex poliziotto ricoverato nello stesso reparto dell’ospedale civico di Verona: salutandomi il giorno delle mie dimissioni mi augurò come fosse un adorabile padre: “non fare mai qualcosa di cui poi potresti pentirti o vergognarti!” Mi volle invitare a non lasciarmi guidare dal cieco istinto o da pulsioni egoistiche che possono dare un’immediata soddisfazione ma che, alla lunga, portano a gravi conseguenze. Ecco perché è importante seguire quanto ci suggerisce la ragione, ma soprattutto la nostra coscienza, lì dove è scritto a caratteri cubitali ciò che è bene e ciò che è male.


Una risposta a "Osservazioni sul rapporto genitori-figli"

  1. Ricevo e pubblico volentieri il commento all’articolo del prof. Salvatore Neri:
    Ho letto con attenzione quanto ha scritto il prof. Pelleriti sul rapporto genitori -figli. Ho capito che giustamente egli sottolinea la complessità dell’ argomento per le molteplici variabili che chiama in causa e le multiformi posizioni che mette in gioco: insigni pedagogisti, grandi educatori, filosofi, psicologi, sociologi, scienziati si sono sfasciati la testa in controversie infinite. Il Prof. perciò ha preferito onestamente e prudentemente esprimere una sua semplice e amichevole opinione, desunta dall’ esperienza pensata, ponderata e, non ho dubbi, anche sofferta, di nonno di splendidi nipoti, dopo avere kantianamente sospeso molti e tumultuosi pensieri. Non è una ricetta quella che egli dà ma un concreto e sicuro ancoraggio a due semplici ormeggi: la ragione e la coscienza reificate agli occhi intelligenti e vividi dei rampolli dal tangibile concime dell’ esempio. La quotidianità della scommessa educativa, egli sembra dirci, avviene e matura i suoi frutti nel quadro già detto, dove l’ uso smodato delle tecnologie, le conflittualità democratiche più accese, purtroppo a volte anche spietate, si arenano nel più arido e fallimentare agnosticismo, preludio di irreparabile nichilismo. La concreta pratica dell’ esperienza religiosa vissuta nell’ ambito familiare dovrebbe, secondo il prof.,cementare su solida roccia l’ onesto, corretto e sano rapporto tra genitori e figli. Concordo pienamente con quanto sostenuto. Tuttavia anche io ho un pensiero sospeso: il supremo principio del rispetto dell’ altrui libertà, discendente dall’ intangibile e sacro valore della Persona umana, non obbliga forse oggi più che mai ad uno statuto e ad un percorso diciamo più laico, dialogico, ragionativo e critico anziché “catechetico” , fin dalla più tenera età? In fondo credo che la “ragione” e la “coscienza” di Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, fossero molto più ben fatte e robuste delle ragioni e delle coscienze di Riina e Provenzano (che pure praticavano il culto dei Santi), oltre che di Mussolini, Stalin e Putin che offre il cero per Pasqua o di Trump che “prega” nello studio ovale. Meglio tacere di Netanyahu. Esempio sì ci vuole , convintamente, ma molto laico, io direi, tollerante, non meno che coraggioso e aperto, in scienza e coscienza, naturalmente senza sospetto di plagio, fin dalla più tenera età. Ma anche il mio è un “pensiero sospeso” Grazie, prof. per i pensieri che ti dai, ma soprattutto per quello che fai. Ci sei molto utile in un mondo di somari che hanno bisogno di pungoli per camminare su strade ormai divenute troppo impervie. Davvero grazie.

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