di Alfio Pelleriti

Le note che seguono le ho tratte da un mio lavoro che pubblicherò tra qulche mese. Porterà il titolo “Pensieri sospesi” ad indicare la sinteticità dei miei testi adoperati per trattare temi a cui valenti studiosi hanno dedicato tempo e fatica. Ho scelto di non invadere il campo di psicologi, filosofi, teologi, scrittori, limitandomi a manifestare la mia opinone come si fa in una confessione con un amico che si vuol tanto bene e sul quale riponi fiducia estrema. Egli non ti richiede argomentazioni complesse, dissertazioni accademiche e rigore stilistico. Vuole solo sincerità e apertura onesta al confronto. Con tale spirito ho scritto una raccolta di mie riflessioni, che definirò “pensieri sospesi”. Buona lettura, dunque, cari amici lettori.
Non avanzo conclusioni sulle componenti inconsce che influenzano e determinano i comportamenti di un individuo, poiché sarebbero ipotesi che solo l’analisi di ciascuno condotta da uno psicoterapeuta potrebbe determinare. Ma è chiaro che tali cause esistono e sono oltremodo importanti per definire l’eziologia delle situazioni conflittuali. La crescita e la formazione dei minori è demandata ai genitori, responsabili in toto del loro equilibrio psichico, dello sviluppo intellettivo, emotivo, sociale, morale, spirituale. Non si può imputare esclusivamente ai bambini la responsabilità di eventi che coinvolgono l’intera famiglia. Attraverso le regole che gli adulti devono fare rispettare ai bambini si consente loro di crescere armoniosamente nel fisico, nella sfera intellettuale e in quella emotiva. La pedagogia insegna, tuttavia, che i risultati educativi migliori vengono non solo dall’imposizione delle regole, ma soprattutto dall’esempio che i genitori forniscono loro ogni giorno. È contraddittorio e ininfluente che si imponga ai bambini di non toccare il cellulare se loro vedono papà e mamma sempre attaccati allo strumento elettronico. Non capiranno quel divieto e lo subiranno semplicemente, vivendo quell’ordine come un’ingiustizia, e il cellulare per loro resterà un oggetto del desiderio che non vedono l’ora di potere stringere in mano e poter superare nell’uso perfino i loro genitori.
Come si può pretendere, poi, dai figli che si esprimano con dolcezza e con lo stile appropriato che impone il contesto in cui ci si trova se, come esempio, hanno papà e mamma che si danno alle offese reciproche mentre i loro volti appaiono loro irriconoscibili trasformati dalla rabbia e dal rancore?

Perché mai dovrebbero essere giusti e razionali nel loro comportamento se hanno davanti lo sguardo truce di mamma o di papà che minacciano catastrofi?
Perché mai non dovrebbero dare uno schiaffo al fratellino o alla sorellina o rompere loro la testa con ciò che si ritrovano in mano, se mamma e papà li schiaffeggiano e fioccano le punizioni? (Quando diventano tante si inflazionano e non ottengono il risultato sperato).
Infine, si dovrebbe affrontare la questione dell’esempio più eccelso e più utile per la formazione dei bambini, e cioè bisognerebbe da subito indicare loro la via maestra per potere cogliere il senso della vita e quindi giungere ad uno stato di felicità interiore che porterebbe nella fase adolescenziale alla formazione di un sistema valoriale e ad una crescita della sensibilità etica e morale. Anche in questo caso è fondamentale l’esempio dei genitori.
È chiaro che quello di cui qui si parla deve passare dalle convinzioni personali maturate dai genitori. Ma io, come nonno dei miei splendidi nipotini, mi permetto di avanzare questo mio auspicio…credo che sarebbe inutile parlare loro di giustizia, di rispetto, di solidarietà, di pace e di uguaglianza se tali nobili ideali non siano posti dentro una cornice religiosa, come già affermava Immanuel Kant.

I bambini hanno bisogno di frequentare il catechismo, ma prima vogliono vedere all’opera mamma e papà che si recano con loro nella Casa di Dio; vogliono vedere loro che si nutrono del corpo e del sangue di Gesù; che si rivolgono a Dio Padre e alla Madonna perché li assista quando hanno un problema per il quale non riescono a trovare una soluzione. I bambini vorrebbero che prima dei preti fossero i loro genitori a spiegare loro quanta ricchezza c’è nel messaggio evangelico. Chiudo queste mie riflessioni con un consiglio-ammonimento che nel lontano 1992 ricevetti da un anziano ex poliziotto ricoverato nello stesso reparto dell’ospedale civico di Verona: salutandomi il giorno delle mie dimissioni mi augurò come fosse un adorabile padre: “non fare mai qualcosa di cui poi potresti pentirti o vergognarti!” Mi volle invitare a non lasciarmi guidare dal cieco istinto o da pulsioni egoistiche che possono dare un’immediata soddisfazione ma che, alla lunga, portano a gravi conseguenze. Ecco perché è importante seguire quanto ci suggerisce la ragione, ma soprattutto la nostra coscienza, lì dove è scritto a caratteri cubitali ciò che è bene e ciò che è male.