Alfio Pelleriti
Libero pensiero – Un viaggio nella creatività

– Questo lavoro spazia su varie discipline e il lettore potrebbe smarrirsi passando dalla guerra in Ucraina ad un articolo su Sgalambro o sulla conferenza di Pierangelo Buttafuoco, ospite del Circolo Castriota, alle recensioni su saggi filosofici di Fernando Campagna o di Pierre Hadot o di Julia Kristeva. Credo, tuttavia, che il filo rosso che lega questi miei interventi sia quello di esprimere senza alcun filtro ciò che mi accade nel cuore e nella mente nel momento in cui fruisco di particolari prodotti culturali, che mi cambiano rendendomi “altro” rispetto all’ “Io” di prima, così come teorizza George Gadamer col suo “circolo ermeneutico”. La cultura, infatti, dai contributi letterari a quelli filosofici o artistici, può trasformare l’uomo rendendolo protagonista per l’edificazione d’una società democratica, dall’alta sensibilità etica.
– “Libri, libri, e ancora libri”, consigliava Italo Calvino, per affrontare le sfide poste da un mutamento drammatico degli assetti sociali, ambientali, comunicativi e tecnologici della modernità, nonostante a volte si abbia l’impressione che la cultura, in tutte le sue manifestazioni, sia diventata inefficace per realizzare i sogni umanitari di certi profeti che continuano a gridare nel deserto. Leggendo ci si incontra con personaggi dei romanzi dei grandi autori della letteratura o con intellettuali i cui saggi avvicinano a problematiche del proprio tempo inducendo a cambiare atteggiamenti, ad abbandonare pregiudizi, ad abituarci ad ascoltare tutte le varie opinioni o convinzioni, accettando come interlocutori perfino gli arroganti e i supponenti.
– Scrivo anche della mia terra e rivisito un percorso già tracciato da uomini forti e valenti, fuori dal comune, come sono stati Verga, Pirandello, De Roberto, Brancati, Consolo, D’Arrigo, Tomasi di Lampedusa, Sciascia. Grandi scrittori accomunati da un aspetto importante della loro produzione: l’esigenza di essere realisti, di descrivere senza fronzoli retorici, fino ad una espressività spietata, i problemi della nostra terra e del suo popolo. Pessimisti dirà qualcuno. Sì, lo erano, poiché non credevano che i siciliani potessero venir fuori dal loro ancestrale torpore, dalla loro necessità di dormire e sognare senza mai agire. Rassegnati, certo. Se rassegnazione significa constatare che il male in questa nostra terra, sotto forma di potere aristocratico, di violenza mafiosa, di ipocrisia dei gestori della cosa pubblica, hanno reso la Sicilia brutta e non più magnifica come l’ha descritta Goethe; martoriata da uomini potenti che nell’ombra hanno tramato affinché poco o nulla cambiasse.
– I miei scritti contengono tali istanze. Non noterete, infatti, in una relazione o in una recensione o nei racconti, citazioni erudite o l’insistenza su confronti accademici, ma la partecipazione sentita, la passionalità del neofita, mai pago di meravigliarsi per il Vero, il Giusto ed il Bello.
Infine, una riflessione sulla lettura: attività fondamentale per gli uomini che vogliono scoprire l’essenza del reale e quale sia il valore fondamentale cui conformare la propria vita. Chi non legge non sarà mai un uomo libero. Sarà viceversa sempre prigioniero del suo Ego costruito su luoghi comuni, su pregiudizi. I libri sono straordinariamente utili per far cogliere i significati profondi che dovrebbero guidare il comportamento degli uomini. Tu leggi e indaghi sul perché sei al mondo e se il tuo spirito morirà insieme al tuo corpo; leggi e scopri che tanti uomini e donne si sono innamorati di Dio e a Lui hanno guardato nei momenti più difficili della loro vita; tu leggi e capisci come sia importante difendere la natura e tutti gli esseri viventi; come sia fondamentale nella vita comunitaria la democrazia, la possibilità cioè di considerare ogni individuo come persona, detentore di diritti e doveri; leggi e scopri il valore di un mondo organizzato secondo principi etici universali che rimandano al rispetto della dignità dell’uomo, alla solidarietà e alla vicinanza con i poveri del mondo.
La lettura è legata a filo doppio alla libertà, poiché libertà significa aprirsi alle relazioni con tutti gli uomini del passato e del presente, nostri connazionali o di altri paesi con culture diverse dalla nostra.
Ecco, i miei interventi sul sito piazzagrandeblog raccolti in questa pubblicazione hanno tali presupposti e a tali finalità ideali si ispirano. Sono un “contributo”, non richiesto, alla mia comunità d’appartenenza, per avviare momenti di riflessione sui tanti perché che la vita pone innanzi agli individui.
Nun campari di ventu vivi d’amuri

Il dialetto siciliano possiede una forza espressiva straordinaria e costituisce ad un tempo uno strumento comunicativo importante per chi ha usato fin dall’infanzia tale lingua, sarebbe estremamente riduttivo dunque usarlo per sdolcinate descrizioni dell’ambiente montano o dei verdeggianti jardini della piana di Catania o della maestosità dell’Etna, altero e fumante o per alzare inni alla clemenza del clima che elargisce cieli tersi e mare azzurro. L’autore adopera la lingua siciliana per esprimere la sua visione del mondo e per comunicare dubbi e considerazioni su problematiche esistenziali che lo riguardano. Certamente, in alcuni passaggi, si sente l’eco dei richiami dei nonni, delle raccomandazioni ed esortazioni dei suoi genitori, dei discorsi animati tra ragazzi e poi tra giovani in un’epoca ormai lontana dall’oggi. Dunque anche in questa raccolta si trovano componimenti che propongono quadretti idilliaci di un’infanzia ormai lontana nel tempo ma ripensata con soffusa nostalgia, come succede a chi sta per entrare nella vecchiaia e che per questo il suo spirito ritorna a sentire come da bambino, attento, dunque, alle dolci note trasmesse dalla natura, dalle relazioni, dalla vita; pronto ad accendersi e a farsi travolgere dal gesto amico e generoso, dal sorriso che sa donare un uomo che hai aiutato, un anziano solo che hai salutato sorridendogli.
Così come richiama il titolo della raccolta “Nun campari di ventu, vivi d’amuri”, le poesie esprimono l’aspirazione dell’autore ad un mondo in cui la solidarietà e la generosità prevalgano sull’individualismo e sul consumismo diventati ormai caratteristiche dominanti nella società occidentale opulenta.
Il dialetto si è rivelato uno strumento essenziale per proporre emozioni e sentimenti che stazionavano dentro gli strati più profondi della sua anima e che hanno trovato un naturale veicolo comunicativo per esprimere il suo punto di vista su aspetti attinenti la mentalità tipica della profonda provincia siciliana, sul modo di vivere la religiosità, spesso tutta formale e ipocritamente avulsa da relazioni con la propria coscienza morale; su eventi tragici della nostra attualità, come la guerra in Ucraina, il problema degli immigrati e della loro accoglienza; la condizione della donna, ancora vittima di pregiudizi e di atteggiamenti prevaricatori, effetti di un maschilismo ancora più ottuso e violento che in passato. Non poteva mancare il riferimento alla mafia, all’atteggiamento di omertà dei siciliani nei confronti di tale barbarico, tragico fenomeno e alle vittime cadute combattendola con coraggio e determinazione.
I componimenti affrontano con una sottile ironia tali temi, così come suggerisce la tradizione poetica che si avvale del dialetto per denunziare le tendenze o le caratteristiche negative di una comunità sociale, ma a tratti l’amarezza e il pessimismo portano l’autore ad adottare toni anche mordaci fino al sarcasmo.
La scelta della copertina avrebbe dovuto fare riferimento all’ambientazione di tanti componimenti che si presentano sotto forma di dialogo a più voci. Essi si svolgono prevalentemente nella piazza principale di un ipotetico paese della provincia siciliana, lì dove si ama passeggiare, incontrarsi con conoscenti e amici, discutere, anche animatamente di fatti attinenti la cronaca locale o su eventi di politica nazionale e internazionale; lì dove alcuni aprono il loro cuore all’amico informandolo dei dubbi e dei problemi di varia natura che lo tormentano. La piazza, del resto, è il luogo deputato alle relazioni da sempre, soprattutto nell’Italia meridionale e nella Sicilia, dove ancora resiste la concezione classica dell’agorà, il luogo del confronto e del dialogo, dei chiarimenti e degli approfondimenti di tematiche importanti per l’quilibrio psicologico degli individui e per la ricerca di soluzioni attinenti la vita della comunità. La scelta infine è caduta su immagini che richiamassero la bellezza e l’armonia della natura insieme ad una presenza dell’uomo che non la deturpa ma la rispetta, cosciente che la sua salvezza non sta nell’agitarsi frenetico per accumulare beni e per conquistare potere personale, ma nella consapevolezza che la vita ben spesa è quella che dedichiamo alla pratica del bene, lontani dunque dall’egoismo, dal materialismo, dalla sete di potere e di ricchezze.
Sui due volumi si applica uno Sconto del 15% sul prezzo di copertina
tel. 3406258110