Il Circolo Castriota ieri … oggi … e domani?

di Andrea Laudani

Mi sembra opportuno pubblicare il seguente articolo che il compianto Andrea Laudani, socio del Circolo Castriota, pubblicò nel 2008 sulla rivista “Il campanile” edita dal Circolo Castriota e dal sottoscritto diretta. Mi sembra opportuno riproporre l’articolo perché vi si presenta una puntuale storia del Circolo, dalla fondazione (25 giugno 1814) fino alla conclusione del secondo conflitto mondiale. La scelta di riproporre l’articolo vuole salutare un evento importante per il Circolo che si registrerà domenica prossima 10 maggio, quando l’Assemblea dei soci sarà chiamata a pronunciarsi su una proposta dell’attuale Direttivo per modificare lo Statuto e il Regolamento del sodalizio. Il più importante emendamento riguarderà la natura stessa del Circolo, che dovrà essere iscritto al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore e porterà la seguente denominazione: Circolo Castriota – APS – ETS Associazione di promozione Sociale – Ente del Terzo Settore. (Alfio Pelleriti)

A memoria di quanti hanno a cuore le origini storico-sociali della nostra comunità, alcune riflessioni, ancorché brevi sul “Circolo Castriota”, ritengo siano opportune, se non doverose. Il Circolo Castriota, da sempre ubicato nell’attuale sede di via Vittorio Emanuele – Piazza Roma, in pieno centro storico, è certamente la più vecchia aggregazione di natura socio-corporativa esistente nel nostro Comune. Fondato il 25 giugno dell’anno 1814 con atto di acquisto in enfiteusi redatto nell’anno 1814 dal notaio Luigi Magrì e dai successivi atti di reiterazione dei canoni presso il notaio Giosuè Biondi, si prefiggeva un nobile e civile scopo: ”desiderandosi dal ceto ‘civile’ di questo Comune che vi fossero salutari mezzi per addestrare la gioventù dei doveri della società, per farle acquistare la giusta educazione necessaria ad un buon cittadino e riflettendo che, per giungere a tanto, è di somma necessità una civile adunanza e dove, unendosi le persone di senno con la gioventù, tanto con il buon senso, quanto con i discorsi letterati, si arrivasse al desiderato fine” (Estratto dall’atto costitutivo del 1814).

Leggendo oggi, a distanza di 194 anni, il riferimento sopra detto, si evidenzia come il termine “civile” venisse usato, più che come aggettivo, come il sostantivo con il quale si auto identificava una certa casta. Comunque, trapela con chiara evidenza l’indirizzo che i fondatori avevano voluto dare a quella associazione denominata “Casino dei Civili”.

Successivamente, in epoca non precisabile, perché, per quanto è possibile sapere, non esiste alcun documento che ne precisi la data, il “Casino dei Civili” cambia la sua denominazione in “Circolo Castriota”, sicuramente in ossequio ed omaggio alle origini greco-albanesi della nostra comunità.

In seguito, così come è possibile riscontrare in scritti di certo canonico Greco, citati nella storia di Biancavilla, curata nel 1953 dal canonico Bucolo, i locali del “Casino dei Civili” divennero meta preferita, se non ambita, di certo popolino che scaricava i suoi malumori devastando e distruggendo le suppellettili del sodalizio, identificando nel ceto “civile”, rappresentato appunto dal “Casino dei Civili”, i responsabili delle vessazioni e dei taglieggiamenti che il potere politico del tempo imponeva ad un povero popolo falcidiato dall’indigenza e dalle frequenti epidemie causate soprattutto dalla carenza di alimenti, di cui le famiglie abbienti e privilegiate erano abbondantemente dotate. Si ricorda, in particolare, la devastazione del “Casino dei Civili” nell’anno 1859, quando la piazza si scatenò contro l’ordine costituito per l’imposizione di un’altra tassa sul grano che taglieggiava in modo disumano le già esauste risorse di tanti poveracci. E purtroppo il “Casino dei Civili”, nel bene e nel male, a torto o a ragione, era sempre al centro di queste turbolenze sociali.

Poi la storia proseguì il suo cammino e le vicende del “Circolo dei Civili” non ebbero particolare rilevanza, se non per certi episodi di intolleranza che in tempi diversi lo ebbero protagonista nelle battaglie per la conquista del Comune, nella quale spesse volte si scontravano nel senso letterale del termine, le diversità di vedute di tanti autorevoli soci del “Casino dei Civili”.

E’ da ricordare un altro brutale episodio accaduto il 24 dicembre 1923, quando la piazza si scatena ancora e ci scappano diversi morti per l’imposizione della tassa sulla paglia che, come sempre, colpiva la parte della cittadinanza più povera che, ancora una volta, trova sfogo alla sua collera bruciando e devastando i locali del “Casino Castriota”, depredandoli dei volumi di una ben fornita biblioteca e di suppellettili di notevole pregio.

Tutti questi atti di devastazione, di cui periodicamente i locali del Castriota facevano le spese, stanno a dimostrare che nel Comune di Biancavilla, allora, quel Circolo veniva guardato con occhio non certo benevolo. Gli si rimproverava soprattutto, e fino a qualche tempo addietro tale credenza era attualissima, una certa politica di casta di privilegiati, chiusa e sorda alle istanze provenienti dalla parte meno abbiente del popolo, restia ad acquisire tra le sue fila, accettandoli con diritto di cittadinanza piena, cittadini anche culturalmente dottissimi, che non vantassero sicuri censi provenienti da cromosomi con sfaccettature volgenti più verso il blu che verso il rosso.

Il “Circolo Castriota”, non più “Casino”, ma Circolo, si dà una Carta regolamentare con una deliberazione votata dall’Assemblea dei soci nella seduta del 9 febbraio 1920, nominando una commissione composta da: Marzagalli prof. Francesco, Marzagalli ing. Attilio, Sangiorgio Agostino. Lo Statuto consta di 28 articoli e il Regolamento di attuazione dello Statuto medesimo è costituito da 52 articoli.

Dalla visione dell’ultima copia dello Statuto rimasta in nostro possesso, rileviamo che il testo unico costituito appunto dallo Statuto e dal Regolamento, viene rielaborato e ripubblicato il 1 marzo 1931, giusta deliberazione dell’Assemblea del 21 febbraio 1931. La deputazione del tempo era formata da: Sangiorgio Agostino (direttore), Scarvaglieri Salvatore (vicedirettore), Viaggio avv. Giuseppe (contabile).

Nel 1931 la “forza” del Circolo Castriota era così suddivisa: n. 111 soci fondatori; n. 23 figli di soci fondatori; n. 2 soci frequentatori; n. 1 figlio di socio frequentatore.

Erano considerati fondatori quei soci che si trovavano iscritti alla data del 1920 (Statuto approvato il 9 febbraio 1920) i quali trasmettevano il loro diritto esclusivamente ai figli maschi. Erano frequentatori coloro che erano autorizzati a frequentare le sale del circolo senza trasmettere ai loro figli alcun diritto, tuttavia erano autorizzati a partecipare alle assemblee senza alcun potere decisionale (potevano intervenire nelle discussioni ma non avevano alcun diritto di voto.

Da un esame anche superficiale dei vari articoli dello Statuto si evince chiaramente che fino al 1920 (9/2/1920) esisteva una sola categoria di soci: quella dei soci “padroni”, proprietari, fondatori, la nuova categoria, quella dei soci frequentatori, veniva appunto introdotta alla data del 9 febbraio 1920 in posizione di assoluta “diminutio capitis”

Addentriamoci ora in pieno clima di epopea fascista, che non poteva non influenzare la vita del Castriota, centro di cultura socio-politica della nostra cittadina.

La classe dirigente del Comune di Biancavilla era monopolio quasi esclusivo del Circolo Castriota, ove si scontravano le opposte tendenze dei fascisti e degli antifascisti irriducibili, i quali non intendevano chinare la testa all’affermarsi del nuovo credo. E pare che la tendenza “anti” dovesse essere di gran lunga prevalente sull’altra, tanto che, ad un certo momento, un ben individuato gerarchetto, forse memore di antichi e recenti torti subiti, approfitta dell’occasione per togliersi uno sfizio.                   

Il Circolo Castriota, con decreto del Prefetto di Catania del 24 novembre 1933, in base all’art. 3 della legge provinciale e comunale vigente nel tempo, viene sciolto con la conseguente confisca dei beni sociali di qualunque natura e specie, “perché cause di uno stato di fatto capace di perturbare l’ordine pubblico e contrastare con gli ordinamenti politici dello stato fascista”.

Tutti i beni sociali del Circolo Castriota, consistenti nell’immobile, sede del Circolo stesso, e sia mobili che lo arredavano, con successivo decreto prefettizio del 6 maggio 1935, passavano all’Opera Nazionale Dopolavoro (O.N.P.), organismo di stretta osservanza fascista. Nasceva così sulle ceneri del vecchio “Castriota”, il “dopolavoro professionisti e artisti: nel periodo di emergenza (anno 1943), prima della invasione e occupazione della nostra cittadina da parte delle forze alleate, i locali del “Castriota” vengono requisiti anche al Dopolavoro Professionisti e Artisti per essere adibiti ad alloggio di truppe, e successivamente, dopo l’occupazione alleata, a seguito ordine del Comando Militare Alleato ed autorizzazione ricevuta dal podestà uscente del Comune, prof. Salamone Antonino, giusta nota del 16 agosto 1943, i locali vengono ceduti al rag. Francesco Biondi, direttore della locale agenzia della Cassa Centrale di Risparmio V.E., per essere adibiti, appunto, a sede locale della sovra citata banca.

E’ nel 1944 che il Circolo Castriota (o Castriotta) riprende il cammino che con il decreto di scioglimento del 1933 era stato interrotto per un lasso di tempo superiore ai dieci anni. Sono certo che riuscirà gradita all’attenzione del lettore la trascrizione integrale di un documento in forza del quale il Circolo Castriota (non più Castriotta) ritorna in possesso dell’immobile e dei suoi arredi: “l’anno 1944, il giorno 25 dicembre, in Biancavilla, nei locali dell’ex Circolo Castriotta sono presenti: prof. Salvatore Messina, nella qualità di Commissario prefettizio del Comune; Rag. Francesco Biondi, nella qualità di dipendente della locale agenzia della Cassa Centrale di Risparmio V.E.; Cav. Mariano Sciacca, nella qualità di socio ex proprietario; Can. Antonino Arcidiacono, nella qualità di ex socio proprietario e quale esibitore della lettera del Comando Militare Alleato che autorizzava la restituzione al vecchio ceppo societario dei locali sociali del “Castriotta”.

Premesso che il predetto Rag. Biondi, nella qualità di cui sopra, in seguito ad ordine del Comando Militare Alleato ed autorizzazione ricevuta dal Podestà uscente del Comune, prof. Antonino Salomone, giusta lettera del 16 agosto 1943, ebbe ceduto l’uso temporaneo di detto Circolo “Castriotta” per l’immediato funzionamento dei servizi bancari del Comune; poiché, con nota 24 C. L. del 1° dicembre 1943 del governo militare alleato – Ufficio controllore beni – che, per visione viene esibita dal predetto canonico Arcidiacono, fu stabilito che l’uso dei predetti locali poteva essere concesso fino a soluzione della questione patrimoniale. Premesso che oggi il rag. Biondi è in grado di lasciare i locali per avere trasferito l’ufficio in altra sede, con il presente verbale il rag. Biondi, con l’autorizzazione e il consenso del predetto Commissario prefettizio, prof. Messina, CEDE E CONSEGNA al predetto Cav. Mariano Sciacca, che si riceve anche per conto di tutti gli ex soci proprietari, lo stabile di cui sopra nello stesso stato in cui è stato consegnato al rag. Biondi.

Il rag. Biondi consegna, altresì, al cav. Mariano Sciacca i seguenti mobili trovati dallo stesso all’atto dell’occupazione dei locali ed inventariati con verbale del 20 agosto 1943, rimesso al Comune a richiesta del Commissario per la liquidazione del disciolto P.N.F. 

I disegni qui pubblicati sono del Maestro Pippo Coco, socio onorario del Circolo Castriota.

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