di Alfio Pelleriti

Il tema affrontato da Massimo Recalcati nel suo libro “La luce e l’onda” è estremamente importante, soprattutto per chi ha il compito di far crescere ed educare i propri figli o per chi ha scelto come attività professionale la nobile arte dell’insegnamento. È certo un saggio in linea con il suo precedente “L’ora di lezione”, poiché ripropone un’analisi delle modalità possibili per istruire e formare gli alunni di ogni ordine e grado della scuola, rispondendo alle esigenze dei soggetti in formazione e a quelle della società intera. Afferma Recalcati che due sono le strategie possibili che un docente può mettere in campo: quello “universitario”, come era solito definirlo Lacan, cioè quello “dispositivo”, accademico, asettico e nozionistico che vuole semplicemente ripetere senza alcuna novità il sapere già codificato e trasmesso dall’alto sui discenti che devono semplicemente accettare e memorizzare quanto si comunica loro. L’altro approccio possibile è quello di un rapporto docente – discenti che si basa su un legame unico, originale e coinvolgente, che implica la trasmissione del sapere mettendo in campo non solo la preparazione professionale dei docenti ma anche le loro storie personali, le loro capacità relazionali, la sensibilità alle problematiche sociali e ambientali, gli interessi culturali di ognuno. Nell’esperienza educativa è importante, ricorda Recalcati, mettere in luce anche i possibili errori che si possono commettere nel corso dello svolgimento delle attività programmate o le cause che determinano degli ostacoli all’affermazione dei valori etici, civici, che si intendono raggiungere insieme alle conoscenze. Insegnare allora diventa uno sforzo continuo perché le pareti dell’aula vengano abbattute per avviare un itinerario didattico che conduca alla formazione di coscienze critiche, libere e capaci di fare scelte autonome, pur essendo presente una spiccata e coinvolgente personalità del docente.
È una scuola dunque dove non si separa drasticamente il soggetto che detiene il sapere da chi vuole scoprirlo, ma al contrario, si crea un contesto nel quale si procede insieme, ognuno nel proprio ruolo, dove ciascuno apprende, compreso il maestro, il quale volentieri si metterà in discussione, ponendo domande sul Vero, sul Giusto, sul Bello. Egli, per mezzo di un approccio olistico, fornirà delle risposte o le scoprirà insieme ai suoi allievi, che curerà sempre con affetto, prendendoli per mano e guidandoli attraverso l’impervio ma interessante cammino del sapere, dove non mancheranno le zone oscure, dove ci si potrà smarrire e i dubbi potrebbero attanagliare i cuori, dove le cadute saranno possibili ma ci si potrà rialzare e continuare la ricerca, più forti e più motivati di prima, per giungere alla meta prefissata, la quale diventerà fondamento per una nuova intrapresa che porterà ad un successivo traguardo, coscienti che il viaggio non giungerà mai ad una meta definitiva.

È un cammino, dunque, che non coinvolge soltanto la mente, che non si avvale unicamente della memoria come strumento di indagine. Certamente le conoscenze daranno la “luce”, apriranno strade nuove e insospettate, più larghe e percorribili, ma da sola tale luce non sarà sufficiente senza l’intervento dell’”onda”, delle emozioni, del sentimento della compassione, della partecipazione personale di entrambi i soggetti dell’azione didattica. Bisognerà essere capaci di interpretare i fatti dopo che tutti, docenti e alunni, si saranno posti su un’altura che permetterà loro di cogliere di un evento tutte le sfaccettature. Il ruolo dei libri e dei manuali sarà fondamentale per la formazione degli alunni, e soprattutto della formazione dei maestri, i quali avranno ugualmente bisogno di tuffarsi nel mare, sempre agitato, del sapere. La loro formazione non si arresterà mai, dovranno abbeverarsi ogni giorno alla creatività umana, antica e recente, attingendo ai romanzi degli autori classici e contemporanei, ai saggi di psicologia, di storia, di teologia, di filosofia, di pedagogia, avendo coscienza del loro mandato deontologico che prevede insieme l’istruzione e l’educazione di bambini, ragazzi, giovani. Per docenti e discenti ogni giorno di lezione non sarà identico ai precedenti ma sarà un nuovo giorno, più luminoso e ricco, in quel luogo meraviglioso, la scuola, in cui generazioni diverse si incontrano per rinnovare il sapere trovando risposte a domande e problematiche nuove, da cui far nascere comportamenti ricchi di saggezza, di ponderazione, di giusto relativismo e di necessaria prudenza nei giudizi.
Nel saggio di Recalcati si approfondiscono temi importanti sui quali da anni si dibatte all’interno dell’universo scuola, partendo dalla figura dell’insegnante e sul suo compito complesso di trasmettere il sapere a generazioni che a distanza di pochi anni si differenziano non poco da quelle che le hanno precedute. Sarebbe opportuno, aggiunge ancora l’autore, che l’insegnante spiegasse e risolvesse gli interrogativi che accompagnano il sapere, badando di lasciare tuttavia un fondo scuro, un “non risolto”, che costituirebbe l’elemento che resiste, l’imponderabile; sarebbe una forza difficilmente gestibile, quell’imponderabile che Recalcati definisce “l’onda”, con cui ognuno si misurerà con il proprio stile, con la propria storia, con la propria personalità.
Tale onda insieme alla luce sono in grado di fare uscire la scuola dalle secche del “dispositivo” per condurla ad una “radura” dove tutto si illumina e la direzione verso cui procedere è chiara. Il risultato sarà un sapere “vivo”, che è in grado di allargare l’orizzonte della conoscenza e della stessa vita e la crescita armoniosa degli alunni. In tale contesto la parola del maestro assurge ad un ruolo fondamentale perché introduce alla “radura”, liberando l’insegnamento dal pantano del “dispositivo” che tende a rendersi autonomo e a bastare a se stesso.
È auspicabile, dunque, che la scuola si trasformi in una “radura” dove la luce illumina e rende chiari i contorni e le pieghe della realtà; è una luce che viene sostanziata dalla parola del docente e da quella degli scrittori, dei poeti, degli storici e dei filosofi. E se la parola è importante, la lettura diventa essenziale e ben venga, dunque, un’educazione alla lettura, perché i contenuti dei libri possano diventare cibo quotidiano della mente e dei cuori di coloro che se ne nutrono. Nemico di tale assunto è l’atteggiamento dogmatico, severo, ieratico di quei docenti che presentano la “verità” in cui credono pregiudizialmente non aprendo ad altre interpretazioni o possibilità, annullando il “non-Tutto”, lo scarto, o qualsiasi dubbio o possibilità rispetto alla norma codificata, temendo il dialogo e il confronto, e impedendo così agli alunni di maturare un proprio stile, autonomo e produttivo di ulteriore sapere, andando anche oltre quello trasmesso dal maestro. Dunque, “non fare come il maestro, ma con il maestro”, diventa importante in una buona scuola. Dice Recalcati: “in un maestro il sapere non nasce dalla semplice erudizione ma da qualcosa che preme. Se il suo punto di enunciazione è astratto, la sua parola risulterà vuota, priva di ardore, non convincente… un maestro è colui a cui preme ciò di cui parla. È questa la testimonianza che è tenuto a dare,”[1]
Il maestro del passato che si presentava come il depositario del sapere e che adottava metodi violenti, aggressivi, intimidendo con la sua autorità tronfia e inflessibile, non era affatto un maestro, ma l’ombra del padre del patriarcato dominante. L’annullamento del desiderio di sapere è il pericolo nuovo per l’educazione. Nel nostro tempo si vive unicamente del e per il presente, con una spinta compulsiva al godimento che non si vuole differire ma consumarlo subito. È questo il tempo in cui si abolisce qualsiasi sublimazione, generando comportamenti istintuali, determinati spesso dall’inconsistenza del ruolo dei genitori genuflessi alle istanze pulsionali dei figli.
In tale contesto la scuola perde man mano il suo ruolo e gli insegnanti diventano il bersaglio privilegiato dei ragazzi frustrati e sostenuti dalle loro famiglie, con la inevitabile perdita di autorevolezza degli insegnanti.
La scuola attraversa una profonda crisi determinata spesso dalla mancanza di umiltà dei docenti e dei genitori, che si propongono come modelli ideali, ostacolando in tal modo la formazione di un sano senso critico negli alunni e nei figli.
Si aggiunga al suddetto pericolo quello, altrettanto distruttivo, del rifiuto della lettura e dell’autorità del sapere veicolato dalla scuola e dagli insegnanti, il cui effetto più pernicioso è l’uso smodato degli smartphone e dell’intelligenza artificiale.
[1] Massimo Recalcati, La luce e l’onda, Einaudi Editore, Torino 2025, Pagg. 51-52