di Alfio Pelleriti

Presentiamo la splendida lettera enciclica “Dilexit nos” del 24 ottobre 2024 del compianto Papa Francesco diretta alla comunità ecclesiale tutta e ai cuori degli uomini di buona volontà. La lettera presenta l’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo, e chiarisce a ciascuno di noi come la nostra vita possa trovare un senso solo nella scoperta dell’amore di Gesù che ingenera di conseguenza un amore verso gli altri, gratuito e inarrestabile. Mettendo in pratica tale proposito, ci ricorda Francesco, nasce in noi il desiderio di volere diventare strumento di Dio, testimoniando con la nostra vita che Dio ci ama ora, nella nostra storia. Dio infatti è con noi quando cerchiamo di imitare Gesù accostandoci agli altri, ai poveri, ai bisognosi soprattutto, con cuore aperto, sincero, compunto, allora noi saremo megafono della Parola evangelica, strumento per propagare l’amore di Dio tra i nostri fratelli e annunciare loro che c’è un modo vero e autentico di vivere.
Sarebbe opportuno dunque farci piccoli, chiedere perdono e scusarci con i fratelli con i quali abbiamo avuto dei contrasti, senza ergerci a giudici. Tale percorso è quello dei santi e dei padri della chiesa, di San Vincenzo de’ Paolo, di Santa Teresa di Gesù Bambino, di Madre Teresa di Calcutta, di San Charles de Foucauld e di tutti i missionari che dedicano la loro vita a tradurre in pratica gli insegnamenti di Gesù e a rendere ancora palpitante il suo Cuore portatore di Amore.
Riconoscere nel prossimo un nostro fratello è la dimostrazione di essere entrati nella dimensione dell’Amore di Gesù e significa anche dare una risposta al desiderio di Gesù di volere amare gli uomini, lasciandoli liberi tuttavia di volere accettare o rifiutare il suo amore. Sostiene a tal proposito Luigi Maria Epicoco che introduce l’enciclica: “Ovunque c’è qualcuno che prende sul serio Cristo lì si palesa fondamentalmente un’esperienza di amore che parte proprio da Cristo e coinvolge le persona in maniera indelebile…le dona l’opportunità di esprimere profondamente se stessa.”[1]

Si riportano alcuni tra i più importanti passaggi dell’enciclica:
– Il cuore è il luogo della sincerità, dove non si può ingannare né dissimulare. Di solito indica le vere intenzioni, ciò che si pensa, si crede e si vuole realmente.[2]
– sul senso della vita e la continua ricerca di dare ad esso adeguate risposte: “invece di cercare soddisfazioni superficiali e di recitare una parte davanti agli altri, la cosa migliore è lasciare emergere domande che contano: chi sono veramente, che cosa cerco, che senso voglio che abbiano la mia vita, le mie scelte o le mie azioni, perché e per quale scopo sono in questo mondo, come valuterò la mia esistenza quando arriverà alla fine, chi voglio essere davanti agli altri, chi sono davanti a Dio.”[3] Tornare, dunque, al cuore senza farsi travolgere dal consumismo e dalla tecnologia e dal conseguente narcisismo.
– “Nell’era dell’intelligenza artificiale non possiamo dimenticare che per salvare l’umano sono necessari la poesia e l’amore.”[4]
Il sentimento, dunque, non il denaro o il potere bisognerebbe seguire ma il farsi piccolo e docile; l’umiltà e il coraggio sono da preferire alla prevaricazione e al servilismo.

– “Non basta conoscere il Vangelo né fare meccanicamente ciò che esso ci comanda. Abbiamo bisogno dell’aiuto dell’amore divino. Andiamo al Cuore di Cristo…è lì che riconosciamo finalmente noi stessi e impariamo ad amare.”[5] Noto in questa sequenza un grido d’allarme contro tutti i fariseismi e le rigidità del burocrate senza cuore e senza forza compassionevole, vuoto e freddo, lontano dai fratelli, privo di amore, glaciale, identico a se stesso, rigido e cadaverico, impassibile innanzi alla richiesta d’aiuto, alla supplica lacrimosa e al grido di dolore; facile alla condanna il funzionario integerrimo nella reprimenda è impietoso.
– Chi è veramente Cristo? “Egli ha un altro nome, che è Emmanuele e significa ‘Dio con noi’: Dio vicino alla nostra vita, che vive in mezzo a noi…lo ammiriamo quando senza vergogna si lascia lavare i piedi da una prostituta. Quando dice, occhi negli occhi, alla donna adultera: ‘Non ti condanno’ o quando affronta l’indifferenza dei suoi discepoli e al cieco sulla strada dice con affetto ‘che cosa vuoi che io faccia per te?’
Cristo mostra che Dio è vicinanza, compassione e tenerezza.”[6]…”Possiamo dubitare di tante persone ma non di Lui e non fermarti a causa dei tuoi peccati. Ricordati che molti peccatori ‘se ne stanno a tavola con Gesù’ lui non si scandalizzava di nessuno di loro. Gli elitari della religione si lamentavano e lo trattavano come un mangione e un beone… ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ rispondeva Gesù ai farisei che si scandalizzavano.”[7] Il Grande Inquisitore di Dostoevskij è incapace d’amare, è rigido e freddo, violento e senza cuore, impietoso condanna quelli che considera peccatori e li affida alle fiamme ardenti a monito del suo popolo che nelle sue mani ha posto l’esercizio della faticosa libertà e il potere di gestire la loro vita, senza rapporti paritari ma da servi a padrone.
– “Quanto era difficile da capire per molti giansenisti, che guardavano dall’alto in basso tutto ciò che era umano, effettivo, corporeo.”[8]
– la comprensione e la consolazione: “Il dolore che sentiamo nel cuore lascia il posto a una fiducia totale, e alla fine ciò che rimane è gratitudine, tenerezza, pace; rimane il suo amore che regna nella nostra vita.”[9]
– “Tutta la Legge trova la sua pienezza in un solo precetto: ‘Amerai il tuo prossimo come te stesso’…Chi non ama rimane nella morte’ ‘Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede.”[10] Dobbiamo diventare strumenti di Cristo per diffondere il suo Amore.
– Usare misericordia con gli altri, comportarsi come Gesù fa con noi: “La persona capace ci compunzione, anziché adirarsi e scandalizzarsi per il male commesso dai fratelli, piange per i loro peccati. Non si scandalizza. Avviene una sorta di ribaltamento…si diventa fermi con se stessi e misericordiosi con gli altri.”[11]
– “Quando cerchiamo di sollevare e guarire qualcuno, Gesù è lì accanto a noi. Egli è lì, lavora, lotta e fa del bene con noi. In modo misterioso, è il suo amore che si manifesta attraverso il nostro servizio, è Lui stesso che parla al mondo in quel linguaggio che a volte non può avere parole. Farai del bene come medico, come madre, come insegnante, come sacerdote. Ovunque tu sia, potrai sentire che Lui ti chiama e ti manda a vivere questa missione sulla terra”[12] “Tu vedrai come potrai essere missionario, missionaria. Gesù lo merita. Se ne avrai il coraggio, Lui ti illuminerà. Ti accompagnerà e ti rafforzerà, e vivrai un’esperienza preziosa che ti farà molto bene. Non importa se riuscirai a vedere dei risultati, questo lascialo al Signore che lavora nel segreto dei cuori, ma non smettere di vivere la gioia di cercare di comunicare l’amore di Cristo agli altri.”[13]
[1] Papa Francesco, Dilexit nos, Lettera enciclica sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo, San Paolo edizioni, 2024, pag. 19
[2] Ibidem, pag. 33
[3] Ibidem, pag. 35
[4] Ibidem, pag. 43
[5] Ibidem, pag. 51
[6] Ibidem, pag. 54
[7] Ibidem, pag. 55
[8] Ibidem, pag. 87
[9] Ibidem, pag. 141
[10] Ibidem, pag. 145
[11] Ibidem, pag. 162
[12] Ibidem, pag. 178
[13] Ibidem, pag. 179