Ad Israele!

di Alfio Pelleriti

Immemore del tuo passato

antico e recente,

dimentico dei fuochi dei pogrom,

dei ghigni ferali

dei boia con la croce uncinata,

adesso uccidi senza pietà

donne e bambini ischeletriti,

ridotti alla fame, ombre ondeggianti.

Tu, popolo che già ribelle fosti a Mosè,

il liberatore e ministro delle Tavole Sacre,

ancora ti concedi al vitello d’oro,

adorandolo senza pudore;

ancora ti mostri ingiusto

depredando i vicini delle loro terre:

– Vattene! Lascia questa terra, adesso è mia! – gridi impudente –

– Questa casa l’ha costruita mio padre

  e su questa terra mio nonno portava al pascolo le pecore!

– Vattene, o muori! A te la scelta!

Ancora non riconosci in Giuseppe tuo fratello?

Ancora cerchi il piacere egoistico

come in Sodoma e Gomorra?

Ancora non temi l’ira di Dio?

Qual è il tuo modello, Israele, Caino o Abele?

Ancora con le armi, spietato, cerchi fatue vittorie?

Tu che hai conosciuto Auschwitz

e hai visto i tuoi figli inceneriti nei forni

la cui polvere annebbiava il cielo,

ancora scegli Barabba, Israele?

E tieni a modello Erode menando stragi d’innocenti?

E voi, madri di Gerusalemme, perché non fate muro

davanti ai vostri figli armati

che uccidono bambini affamati?

E voi, padri di Haifa, fate scudo col petto,

fate tacere i cannoni vigliacchi

che sparano su povere tende,

ove insonni stanno fratelli piangenti,

affamati, vestiti di cenci.

In Abramo siete fratelli,

E Dio vi è Giudice e Padre!

In Suo nome fermate la strage!

‘I picciriddi di Gaza

Ora vinni ‘u mumentu di gridari, 

C’è cu spara a cu cerca di mangiari,

o havi siti e dumanna di vivìri.

È onuri, jornu e notti bumbardari,

casi, scoli e spitali distruggiri

e petra supra petra nun lassari?                          

A Gaza tutti pari hannu a muriri?

 cu era forti nun ristau putenti,

vinni l’ura ca tuttu poi pagau!

Siti giganti e nun sintiti nenti,

ma Gulia n’ terra s’inginucchiau,

curpiatu di Davidi valenti. (Alfio Pelleriti)


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