di Laura Ingiulla

Di recente ho visto The Founder, il film con Michael Keaton nei panni di Ray Kroc, l’uomo che trasformò McDonald’s in uno dei marchi più riconosciuti (e discussi) al mondo. Non mi aspettavo una storia così forte, capace di far riflettere su cosa davvero si nasconde dietro il “sogno americano”.
Quello che sembra un racconto di successo è, in realtà, una parabola sull’ambizione, il potere e la perdita di valori. In The Founder, Keaton offre una delle sue interpretazioni più incisive. Il film racconta, passo dopo passo, come Ray Kroc costruì il suo impero, ignorando qualsiasi principio etico legato al cibo, alla salute o al rispetto umano. Un marchio nato come eccellenza locale si trasforma, attraverso una visione fredda e calcolata, in una macchina da soldi globale.
Dietro il successo planetario di McDonald’s si nasconde una verità scomoda: la determinazione spietata di un uomo e il suo desiderio di controllo assoluto, anche a discapito di chi quel progetto lo aveva sognato e realizzato con passione e autenticità.

Guardare questo film significa entrare nel cuore di un sistema dove il profitto conta più dell’etica, dove l’inganno vince sulla trasparenza, e dove chi lavora con sincerità spesso viene messo da parte.
Ray Kroc non si limita a vendere hamburger: costruisce un impero culturale, un simbolo globale che parla al subconscio delle masse.
The Founder è molto più di un biopic: è una riflessione amara, lucida, su come il mondo cambia quando il successo diventa sinonimo di conquista e dominio, e non più di valore, rispetto o qualità.