Leggere: due modalità possibili

Alfio Pelleriti

Due strade si aprono per chi legge volendo interpretare un testo: adattare il ritmo, la modalità espressiva ai canoni standard della lettura espressiva, con una scansione attenta, qui e là vibrante, senza commozione alcuna. Una lettura neutra, asettica, elegante ma scontata, che si apprezza per la chiarezza ma che lascia indifferente o appassiona solo chi si aspetta una conferma ai propri schemi mentali, il più delle volte, conformistici e tradizionali. L’altra modalità è quella di una lettura che interpreta il testo mettendo al primo posto la visione del mondo e il vissuto personale del lettore, che può anche incidere sulla modalità espressiva, rompendo schemi prefissati, negando aspettative all’uditorio.

La lettura che prevede la partecipazione emotiva e appassionata del lettore che presenta se stesso con le proprie ansie, con la propria angoscia esistenziale, con i suoi valori di riferimento sarà certo originale e toccherà le corde sentimentali degli astanti. È questa una lettura che prevede il pianto, poiché è un’esperienza che incide sul proprio Io profondo, e avviene che tale lettore “cambia” il testo, rendendolo contemporaneo. In questa modalità la lettura diviene strumento espressivo per la comunicazione dello Spirito del mondo, quello dove vivono e palpitano il lettore e gli ascoltatori. Così leggeva e interpretava Carmelo Bene che a molti parve un dissacratore del Bello e del Vero, e dunque, indignati, lo accusarono di blasfemia culturale.

Talia di supra n’ munti

Dissi n’prufissuri ca pi capiri

‘u munnu e ‘u funnu so significatu

‘n susu ‘u munti ni n’avissimu a jiri,

dda, tuttu pari nicu e trasfurmatu.

A Natura ‘mmustra biddizzi e putiri

e u prisenti s’ammisca cu passatu;

n’ volu d’aceddi duna gran piaciri,

si codda[1] u suli ti senti cunsulatu.

Ricorda ch’è ‘mpurtanti ogni mumentu,

nun perdiri ‘u to tempu a mala via,

a ogni jornu facci n’monumentu!

Nun c’è omu c’a morti a buffunia!

E allura, nun campari di ventu,

vivi d’amuri e mèttici valìa[2]


[1] Tramonta. Da Cuddari, calare, declinare

[2] Vigore.


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