Ecco ancora Agata Salamone che ci fa dono di una sua riflessione, stavolta sul pensiero in relazione al camminare. È sempre con piacere che ospito sul sito i suoi interventi che si caratterizzano tutti per le sue analisi profonde e illuminanti. Quest’ultimo rivela una spiritualità leggera, ispirata, gioiosa, “francescana”. Grazie, cara Agata, per aver mandato questo tuo scritto che ha tanti tratti di un approccio poetico oltre che filosofico al tema affrontato. Sicuro che sarà apprezzato dai lettori di “Libero pensiero”, ti auguro di mantenere intatta l’energia che ti contraddistingue nella realizzazione delle attività sociali che svolgi con impegno e abnegazione in terra bergamasca. (A. Pelleriti)
Pensare e camminare. Camminare è pensare
di Agata Salamone

La filosofia e il cammino sono le più nobili delle discipline, l’una perché è il tentativo di arrivare alle verità più profonde oltre ogni apparenza, malgrado la fragilità del pensiero umano, l’altro perché squaderna il mondo in ogni sua piega e ruga sotto i nostri piedi. Si cerca un senso per vivere in un modo umano con la filosofia, come si cerca una direzione, una traccia, un sentiero verso una meta designata con il cammino, con disciplina e fatica in entrambi i casi. Insisto su questa similitudine: come l’esercizio del pensiero in sovrappiù permette un risultato inatteso, quello di sentirsi in relazione con il contesto universale della comunità umana, così c’è un risultato inatteso e sovrabbondante che il camminare in gruppo facilmente consente di raggiungere, forse anche molti altri. Esso dà una particolare gioia, produce un’amicizia di tipo particolarmente grande, l’amicizia che fa dei compagni di cammino presenze gioiose e arricchenti. In un bel sonetto Dante, il Poeta, dichiarava il suo grande desiderio di poter viaggiare per diporto, senza scopi pratici, discutendo familiarmente ed elegantemente con gli amici e le amiche. E’ la compagnia che trasforma il cammino, da esercizio salutare, quale in effetti esso è, a spasso e gaudio, trasforma la fatica del cammino in piacere condiviso, la competizione del confronto con gli altri in sollecitudine e attenzione per gli altri. Frequentare i sentieri, i boschi, i paesaggi extraurbani dove si ritrova la vita in una dimensione antica, densa di silenzio e di attesa, dove si ritrovano i pianori e le terrazze belvedere come fossero regali fatti apposta perché possiamo goderne la visione, tutto ciò diventa frequentazione di una bellezza esplicita, esposta, senza veli e senza contraddizioni, che lascia il pensiero sgombro e l’anima rigenerata. “Questa camminata ci lascia sempre un senso di positività benefica, Grazie a tutti” così si è espressa una mia compagna di cammino, malgrado la fatica delle salite e delle discese di stamani. Animali senza istinto quali siamo, scegliamo il cammino come un esercizio di libertà, un liberatorio movimento, di chi “viaggia in direzione ostinata e contraria” di chi rimane aperto con i suoi sensi all’esperienza del mondo senza l’attaccamento statico ripetitivo e consumistico alle abitudini. Si può anche commentare diffusamente il guadagno di salute e di benessere psicologico che ne ricaviamo, ma è quella leggerezza della compagnia, quel ridere all’unisono, quel darsi reciprocamente tempo, quell’aspettarsi al passo pericoloso, quel sorvegliare l’affanno del compagno che fanno star bene, un modo molto femminile di cura e di sostegno che fa cantare di gioia, alla fine, anche senza voce. “Benedetto respiro faticato” scrive la poetessa Gualtieri, che quando ringrazia per tutte le cose belle scrive: “Per la diversità delle creature/che popolano questo universo singolare / Ringraziare desidero……Per l’arte dell’amicizia”. È un’arte. Si pensa al camminare come a un banale movimento di gambe, ma è tutto il corpo che entra in relazione col suo ambiente, sono coinvolti tutti i suoi sensi, non è solo con le articolazioni che si cammina. C’è il tatto che è il “guardiano della realtà”, che ci incorpora in essa, ci ricorda dove siamo e chi siamo, è il sentimento dei nostri confini. C’è il gusto, il contatto con la concretezza esistenziale, l’assaggio di un frutto selvatico o la bontà dell’acqua sorseggiata a una fonte. C’è l’udito e l’olfatto per raccogliere i segnali del mondo circostante, c’è l’occhio che fruga vicino e lontano e misura insieme il tempo e lo spazio.

Così anche la filosofia non è solo affare di testa, non c’è solo da ragionare, da calcolare, da astrarre. Essa ha a che fare con la vita quotidiana, con la concretezza dei gesti, con la complessità dei sentimenti, con le parole, con l’immaginario e con le rappresentazioni mentali, anche con quelle indotte, pubblicizzate. Esige una presenza integrale di spirito. Il cammino la favorisce. Altro risultato inatteso e sovrabbondante.
Ricevo e volentieri pubblico un commento di Angela Carrà all’articolo di Agata:
Il ” Camminare ” è la metafora della Vita !!!
In solitudine e in compagnia.
In questi giorni cammino circa 12 km al giorno per raggiungere una meta ,un obiettivo…
L’anima mi ringrazia e il fisico si rinvigorisce…
Quando incontro qualcuno ….rutto prende forma, si comprende la meravigliosa moltitudine di intenti, desideri, speranze….
Camminare è la mia vita
Angela Carrà
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