Paese (TV), Chiesa di S. Martino: Cronaca di una celebrazione

Alfio Pelleriti

Paese, chiesa di San Martino

Una domenica mattina, alle 9,00, mi sono recato nella chiesa di S. Martino, a Paese (TV), per partecipare alla celebrazione della Santa Messa, trovandomi lì, ospite di mia figlia per il compleanno di Francesca, la mia prima nipote.

La celebrazione della Messa è stata seguita da un’assemblea attenta e partecipe, grazie ad un officiante davvero perfetto nei vari momenti del sacro rito e specialmente nel momento della liturgia della Parola del Vangelo, porta con la cura attenta che conviene al Buon Pastore e spiegata agli intervenuti senza tralasciare alcuno, dai più piccoli (presente una classe di quarta elementare), ai giovani, alle donne e agli uomini, alle famiglie. Si è giovato, durante l’omelia, di diapositive per presentare gli elementi principali del suo intervento, proiettate su una parete frontale di lato al presbiterio dell’altare maggiore, in modo che tutti potessero fruirne. I canti che accompagnavano i vari momenti della celebrazione erano gestiti dalla direttrice di un coro e nel momento della risposta dell’Assemblea, lei si girava ad indicare inizio, pause, intensità dei canti, i cui testi erano anch’essi proiettati così che tutti potessero seguire e partecipare.

È stata un’esperienza emozionante assistere, insieme a così tanti fedeli, alla Santa Messa domenicale durante la quale, quasi come un unico corpo, i tanti convenuti hanno potuto pregare vivificando ognuno con la propria storia, il Corpo e il Sangue di Gesù nella sua Casa, costituendo un esempio del significato profondo del cristianesimo: il riferimento alla pluralità del Corpo mistico di Dio Padre, in una unità che ha senso e nutrimento nell’umanità intera, senza alcuna distinzione economica, politica, razziale, etnica o di genere.

La chiesa di San Martino è costituita da tre navate (realizzate nel 1918 sulla precedente unica navata quattrocentesca), e si fa apprezzare al suo interno per la semplicità degli arredi, per la struttura solida e imponente, seppure essenziale, in tipico stile romanico; povera, come si conviene quando si vuole essere coerenti con quanto si esprime nei Testi Sacri, il cui messaggio è spesso rivolto ai bisognosi, agli ultimi; ove si afferma che il tesoro cui si deve aspirare è unicamente quello custodito nel Paradiso Celeste da Nostro Signore, il cui Figlio è nato in una grotta, riscaldato da un bue e da un asino, venerato dai pastori, da contadini, da semplici uomini e donne che hanno riconosciuto in quel bambino un Re che avrebbe dato gioia, speranza e felicità eterna, indicando la Via e la Verità per una Vita consacrata all’apertura agli altri, all’accoglienza, alla pietà per i sofferenti, all’impegno per la pace e la giustizia sociale, al perdono e alla prossimità verso i fratelli, senza limiti nello spazio e nel tempo.

Con tale spirito e con codeste considerazioni spero che anche nella mia Sicilia, nel mio paese, possano essere curati i vari momenti liturgici della Santa Messa, perfino nei particolari, con lettori dei testi che non improvvisino al momento, che non adottino interpretazioni errate o smodatamente teatrali, ma che capiscano che il tono e l’approccio alla lettura dovrebbero essere improntati ad umiltà, pacatezza, neutralità, poiché il protagonista è Gesù non il lettore che sta prestando la sua voce e dal quale non si vuole che emerga una qualche velleità interpretativa, ma che legga con scioltezza, con moderato ritmo comunicativo, scandendo bene tutte le sillabe, soprattutto quelle finali delle parole, con le giuste pause e senza personalismi. Sui canti poi suggerirei a chi si assume l’onere di prepararli che possano essere appannaggio di tutti, evitando arrangiamenti azzardati con passaggi su tonalità così alte da zittire tutti lasciando a qualche voce da soprano la possibilità di partecipare al canto.

Cantare in Chiesa significa pregare e anche in questo importante momento sarebbe opportuno azzerare personalismi ed evitare tentativi, quasi fosse un obbligo, di versioni moderne, sperimentando ritmi impossibili da seguire, costringendo così l’assemblea a rimanere in silenzio.

E magari mi piacerebbe che le chiese fossero parche, “povere”, con arredi essenziali, con pochi marmi ma con tanto calore cristiano, e che in questa povera casa del Signore convenissero i fedeli, felici di incontrare il Corpo mistico di Gesù, nutrimento alla nostra anima, essenziale per la scelta giusta della Via che conduce alla Vita autentica e alla luce della Verità.


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