Alfio Pelleriti
Nell’Europa degli anni Trenta e Quaranta del Novecento si consumò l’immane tragedia della Shoah, perpetrata dal nazismo in Germania e dal fascismo in Italia. I due stati totalitari, razzisti e antisemiti, teorizzarono e misero poi in atto lo sterminio di un’intera comunità etnica. Così che milioni di uomini, donne, bambini si videro ridotti a una condizione “non-umana”, con l’accusa di essere ciò che erano: ebrei, zingari, omosessuali, socialisti.

Non avevano commesso alcun reato, non avevano tramato contro lo Stato; non avevano complottato per distruggere lo Stato di diritto. No, erano semplicemente le vittime designate di un dittatore invasato, sorretto da un odio profondo verso coloro che vennero indicati come “nemici interni” da eliminare. Tale progetto trovò sponda favorevole in una intera popolazione, che divenne massa acefala; maggioranza silenziosa che collaborò col silenzio o con la delazione con i carnefici. E si commise il più grande massacro ordito contro chi aveva una identità religiosa, culturale, politica, etnica diversa dalla razza “pura”, ariana o italica che fosse.
Quando passa l’idea che non sia importante la conoscenza e l’informazione attenta cercata con scrupolo e quindi con sacrificio allora non può scattare la sapienza che illumina le scelte di ogni uomo. E dove manca la saggezza allora non si può trovare neanche la giustizia e l’esercizio del potere diventa tirannico e può accadere ogni tipo di barbarie. Con la promulgazione delle leggi razziali nel 1935 a Norimberga seguite nel 1938 in Italia ed estese poi durante gli anni della guerra nei territori occupati dai nazisti, si consumò la tragedia profonda dei campi di sterminio, pianificata ed attuata da chi aveva preso sul serio le proposizioni del filosofo Dietrich Nietzsche di andare oltre il limite segnato dalla morale tradizionale, “Al di là del Bene e del male”, di volere andare oltre i valori della filosofia occidentale e quelli del cristianesimo. Questo si teorizzò e si attuò a Birkenau (6000 prigionieri al giorno erano uccise nelle camere a gas) e ad Aushwitz, a Mauthausen, a Dachau, a Treblinka, a Sobibor, a Belzec.
Si perpetui il ricordo di ciò che è stato nei campi di sterminio, nei luoghi di detenzione, dove i boia in divisa sotto il simbolo di una croce uncinata si nutrivano del dolore e del sangue innocente di uomini, donne, bambini, nell’indifferenza colpevole di molti “benpensanti” e delle folle che applaudivano il dittatore nelle grandi adunate di piazza.
Si ricordino i 12 milioni di vittime per mano nazista colpevoli di essere ebrei, omosessuali, zingari, slavi, oppositori politici; si ricordino con deferenza e gratitudine coloro che scelsero quanto la coscienza morale suggeriva loro e si opposero alla barbarie nazifascista, immolando la propria vita perché trionfasse un mondo libero e democratico, rispettoso delle minoranze, amante della pace e della convivenza pacifica tra culture diverse.