Due film da non perdere: “Viva la libertà!” di Roberto Andò e “Quando” di Walter Veltroni

Alfio Pelleriti

Ultimamente non sono stato benevolo nel giudicare la produzione filmica italiana: i soggetti mi sono apparsi poco interessanti; scadente l’attenzione riservata al montaggio delle varie scene e sequenze e soprattutto del sonoro (spesso è inserito quello registrato in diretta sul campo di ripresa); l’interpretazione dei personaggi non sempre calzante e coinvolgente e poco curate risultano spesso le ambientazioni sceniche. Naturalmente una storia a parte costituiscono i film di Giuseppe Tornatore, di Roberto Benigni, del compianto Massimo Troisi, di Marco Tullio Giordana, di Emanuele Crialese.

A questo mio personale elenco di registi italiani che occupano le vette più alte della creatività artistica italiana nella “settima arte” aggiungerei Roberto Andò, regista e sceneggiatore del film “Viva la libertà”, prodotto nel 2013, con un perfetto Tony Servillo attore protagonista. Il film presenta la vicenda di Enrico Oliveri, deputato e segretario del più grande partito della sinistra italiana che scende sempre più nei sondaggi, avvinghiato com’è in una crisi che sembra senza via d’uscita e alla quale il segretario non oppone alcuna strategia, anzi risponde solo con una reazione di fuga da una realtà che ormai non riesce a gestire determinando in lui frustrazione e una conseguente crisi esistenziale.

La fronda interna al partito è sempre più accanita e con veementi attacchi gli addebita tutta la responsabilità della catastrofe in cui è precipitato il partito e proprio nel momento in cui si avvicinano le elezioni politiche. Enrico decide allora di abbandonare il campo e di fuggire, non avvertendo di tale estrema soluzione neanche Andrea Bettini, il suo più stretto collaboratore (Valerio Mastandrea), e men che meno i componenti la segreteria del partito. Il suo portavoce prende tempo, seppure incalzato dagli oppositori interni al partito, e cerca una soluzione a quella che sembra presentarsi come una vera e propria tragedia esistenziale oltre che una disfatta politica. Ma ecco, improvvisa, la sorpresa! il colpo di scena che stupisce tutti i personaggi della storia e gli spettatori che si tirano su dalla posizione supina nella quale erano scivolati sul divano, si strofinano gli occhi, aumentano il volume e inforcano bene gli occhiali seguendo ora con passione, partecipazione, empatia le sequenze del film nel quale Tony Servillo diventa protagonista, attore superbo, acrobata impavido, mattatore fantasioso sull’impiantito scenico, perfetto nella mimica, nella gestualità, negli sguardi che sostengono i primissimi piani, nelle pause azzeccate, sempre in armonia con la scena da riprendere; sempre lieve e naturale nella recitazione: un autentico fuoriclasse!

La soluzione alla catastrofe provocata da Enrico Oliveri è Giovanni Ernani, fratello gemello dell’onorevole, professore di filosofia, vissuto nell’ombra all’interno di una casa di cura per malati mentali e appena uscito dopo anni di internamento. Sarà lui a sostituire Oliveri, lui, un poeta oltre che filosofo, lui, un “pazzo”, prenderà il posto di un politico che, per definizione, della normalità deve possedere tutte le variabili possibili, tanto da potere incarnare il maggior numero di tipologie sociali, dall’intellettuale all’uomo qualunque, dall’operaio all’impiegato, dal progressista al reazionario camuffato da uomo di sinistra e radicale.

Ernani improvvisa quando parla alla folla o ai giornalisti, rimanendo se stesso, il suo linguaggio viene percepito come autentico, scaturente dalla testa e dal cuore, senza ricorsi alla propaganda o alla retorica spicciola che fa breccia sugli avventori dei bar dello sport; egli si tiene collegato alla sua coscienza morale e ai valori etici in cui crede e sorprende tutti esprimendo ciò che è vero e giusto. Raccoglie applausi rifiutando di mettere in atto tatticismi di bassa lega o di ricorrere ad accuse infondate o ai “si dice” per screditare gli avversari; egli è semplicemente sincero, non mente ma guarda negli occhi i suoi interlocutori, semplici cittadini o potenti finanzieri o politici di lungo corso; la sua umanità è esondante e il risultato sarà un ribaltamento della tendenza dell’opinione pubblica: i consensi al partito ritornano e i sondaggi danno in salita vertiginosa il partito.

Roberto Andò

Il film ha meritato i riconoscimenti che la critica gli ha tributato: due David di Donatello e due Nastri d’argento, conseguiti grazie alla sapiente regia e sceneggiatura di Roberto Andò, all’ottima interpretazione di Valerio Mastandrea e a quella superba di Tony Servillo. Sotto tono, a mio parere Valeria Tedeschi, nel ruolo di Danielle, una ex fidanzata di Enrico, che ha recitato con una voce sussurrante, a tratti non percepibile, con un sorriso persistente e uguale a se stesso in ogni contesto scenico.  

“Quando” di Walter Veltroni

Giovanni si sveglia da un coma dopo trentuno anni, grazie anche alle amorevoli cure di una suora. Era stato colpito nel 1984 da un’asta che reggeva uno striscione, durante i funerali di Enrico Berlinguer a cui aveva partecipato insieme alla sua fidanzata, nonché compagna di classe al liceo. Si risveglia e trova però un mondo cambiato completamente, al quale pian piano si abituerà perché della sua precedente stagione ha conservato le idealità e i valori morali che lo aiuteranno a capire e ad accettare la nuova realtà, anche la più dura, quella che riguarda Flavia, la sua fidanzata, che ha sposato il suo migliore amico, e insieme si sono presi cura di Francesca, sua figlia, che doveva ancora nascere quando lui entrò in coma.

Due stelle su cinque! Hanno decretato la critica e il pubblico con i loro sbrigativi giudizi sui siti per cinefili, che tradotto significa che il film non è piaciuto. Dissento con tale parere, emesso come una sentenza davanti a una tastiera, magari avendo letto che a dirigere il film è stato Walter Veltroni. Per alcuni presenta delle “incongruenze”, per altri è “lento”, “già visto!”, dice un cinefilo che la sa lunga.

Secondo me, “Quando” è un film che si può commentare solo ricorrendo alle metafore o alle similitudini, poiché non si può recensire come fanno i critici che sezionano e analizzano ogni componente dell’opera. E dunque, niente riferimenti ai campi e ai piani, ai movimenti della macchina e alle angolature di ripresa, alle sequenze e alle inquadrature, alla colonna sonora, ai dialoghi, al montaggio e ad altri aspetti del linguaggio filmico.

Walter Veltroni

No, bisogna, invece, procedere con gli aggettivi e con accostamenti ad immagini ed eventi per informare chi ancora non ha visto questo “gioiello” di quali emozioni sia in grado di trasmettere. Certo, forse non tutto il pubblico lo apprezzerà, perché ci saranno quelli che lo rifiuteranno “a prescindere”, perché realizzato da un uomo di sinistra, da un progressista, insomma da un “comunista”, diranno liquidandolo. Ma coloro che non sono accecati dall’ideologia e dalla necessità di confondersi con la folla clamante il capo che segna il solco, non possono non apprezzarlo questo piccolo, umile, poetico capolavoro, perché…

“Quando” di Walter Veltroni è una storia lieve che riesce ad accarezzarti l’anima come la brezza d’Aprile che ti sfiora quando ti perdi tra cielo e mare, seduto lì sull’arenile.

“Quando” è una storia semplice ma brilla e ti commuove come il sorriso dolce d’un bambino; come Gianni che tremante dà a Maria il primo bacio.

“Quando” ti induce al pianto come i versi di Rostandt che presentano il cuore ardimentoso di Cirano innamorato di Rossana.

“Quando” è una storia romantica e dolce come “L’infinito” del Recanatese; ed è vibrante, a tratti, come il canto corale di “Bella ciao”, l’inno della libertà.

“Quando” commuove e induce al pianto, radicandosi subito tra mente e cuore, come una canzone di Dalla, di De Andrè, o di Battisti.

“Quando” è uno dei film che si conserva tra le pieghe del cuore come “La vita è bella”, o “Non ci resta che piangere” o “La classe operaia va in Paradiso” o “C’era una volta il West” o “Francesco” della Cavani, o “West side Story” o “Nuovo cinema Paradiso” o “Baaria” o “Il Gattopardo”. Grazie Walter! Grazie Neri Marcorè!


Una risposta a "Due film da non perdere: “Viva la libertà!” di Roberto Andò e “Quando” di Walter Veltroni"

  1. Mi sono piaciute le due recensioni che il prof. Pelleriti ha scritto anche se io non ho visto i film di cui egli parla, né sono esperto come lui di cinematografia e linguaggio filmico. Proprio l’ultimo apprezzamento sento di esprimere ancora di più perché mi dà da imparare qualcosa sulla comprensione dell’ arte cinematografica. In quanto all’ irruzione del poeta filosofo e pazzo che ribalta la condizione di crisi del partito di sinistra, credo che, in fondo, non sarebbe male se tra le nebbie in cui annaspa la sinistra irrompesse una personalità creativa e originale, capace di tacitare burocrati e mestieranti della politica sinistrese accendendo un nuovo fuoco di speranza contro l’ avanzare spudorato del capitalismo fascista odierno, travestito da riformismo. Il film di Veltroni avrei sinceramente voglia di vederlo, se non me lo impedissero le emozioni e i sentimenti di rabbia, nostalgia e doloroso impatto con l’ attuale tristissima realtà sociale, politica ed etica che sicuramente mi provocherebbe. Mi ha, comunque, invogliato molto la presentazione che lo stesso Veltroni ne ha fatto in un’ intervista televisiva. Chissà se avrò occasione e, soprattutto, coraggio. Grazie, prof. Pelleriti.

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