Non denunzia ma estremo appello al ruolo dell’educazione e della cultura
Alfio Pelleriti
Mi capita spesso di pensare a mia madre dopo quindici anni dalla sua dipartita, e tutte le volte un velo di tristezza mi attraversa il cuore. Mi amava mia madre, come succede alla maggior parte delle madri, e questo suo amore soffocava in me ogni critica ai metodi e ai contenuti dei suoi interventi educativi.
Mia madre aveva un animo gentile, era naturalmente aperta agli altri e ad essi si dava spesso senza remore; trovava parole buone che sapevano lenire gli affanni dei tanti bisognosi che bussavano alla sua porta. Per mio padre, il suo grande amore, lasciò l’affetto di suo padre e delle sorelle, rinunciando a un matrimonio borghese che mio nonno aveva preparato per lei. E con i suoi figli mantenne sempre questa sua amabilità nonostante le avversità che mai le mancarono inducendole una melanconia che col tempo divenne tristezza permanente.

Anche lei era ammaliata dal mondo borghese e ne fu condizionata come le altre madri; anche lei voleva che i suoi figli fossero diversi dagli altri: voleva l’unicità per loro e che eccellessero. Un medico, una pianista, un “buon partito” e un matrimonio dignitoso che portasse a tranquillità sociale ed economica sperava per i suoi figli e anche lei era lontana dal Giusto e dal Vero, come tante altre madri, i cui cuori erano ormai corrosi e avvelenati da un sistema privo di spiritualità, materialista, individualista, in cui l’altro, moglie, marito, figli, fossero solo pedine, utili al successo per l’inserimento in una mentalità tipica della società occidentalizzata.
È su tale desiderio di tutte le madri borghesi che punta l’indice accusatore Pier Paolo Pasolini, con la sua “Ballata delle madri”. La tesi di Pasolini sostiene che tale mentalità abbia prodotto madri vili, ipocrite, feroci, utili solo a perpetuare un appiattimento su tale mentalità neoliberista che sa spacciare per valori assoluti l’egoismo, la corruzione morale, un individualismo antireligioso, l’ipocrisia delle celebrazioni laiche e religiose. “Madri feroci”, grida il poeta, contribuiscono a perpetuare un sistema sociale distopico ove chi parla di pace pensa già alle armi e all’uso della violenza; dove chi parla di accoglienza degli stranieri in fuga dalle guerre e dalla fame, precisa poi con i “se” e con i “però”; dove i governanti propongono sacrifici al popolo e intanto le loro indennità sono sempre più alte, costituendo ormai una casta. “Madri feroci” sperano che i loro figli non pratichino mai la compassione, sperando di convincerli che conviene restare indifferenti e che non serve nutrire pietà per gli sventurati e per i poveri. “Madri ipocrite” addestrano i loro figli a superare ogni scrupolo morale per arrivare al successo economico. “Madri feroci” che sperano che i loro figli facciano carriera ed entrino anche loro tra i privilegiati e i potenti della casta degli amministratori pubblici, dal cuore duro come la roccia, impermeabili al grido di dolore di chi subisce ingiustizie e avversità.
No, non mi sento un ingrato avendo scritto queste critiche alle madri e, come Pasolini amò intensamente la propria, anch’io ho amato e amo fortemente la mia, essendo certo che lì in Cielo, avendo visto la Luce del Padre, apprezzerà queste mie considerazioni. Simone Weil affermava che c’è il momento della preghiera, e allora a Dio soltanto devono rivolgersi il nostro cuore e la nostra mente; e c’è il momento in cui i cristiani agiscono con coerenza, ma senza parlare di Dio, perché concentrati ad aiutare i fratelli in coerenza con quanto dichiarato dal Vangelo in cui dicono di credere.

Anche oggi, in questo tempo in cui sembra si sia giunti al limite del disfacimento del mondo neoliberista occidentalizzato a causa delle minacce di guerre con uso di armi atomiche e dell’irreversibile cambiamento climatico destinato a far precipitare sempre di più il mondo in catastrofi che potrebbero prevedere milioni di vittime con l’inevitabile depauperamento della popolazione mondiale, in questo tempo sarebbe quanto mai auspicabile parlare con le madri di educazione e dei suoi fondamenti etici.
Pasolini amava sua madre e con lei aveva un rapporto speciale e sapeva che come la sua ve ne erano tantissime di mamme. Lui, nella sua ballata, certo non pensava a queste madri. Grazie per il tuo intervento.
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Ricevo e volentieri pubblico un intervento inviatomi da Santina Costanzo;
Non conoscevo Pasolini scrittore e sono rimasta turbata da quest’ultima tua recensione. Vero e inconfutabile tutto quello che consegue al disfacimento dei valori dal momento che l’uomo moderno ha fatto strame di secoli di cultura come di etica e religione ma definire le “madri feroci ” che suona duro come un’anatema mi lascia sgomenta….
Riconosco di essere stata una madre severa, ho cercato di dare ai miei due figli tutto il meglio possibile, però nel rispetto della dignità umana senza stravolgere equilibri e rispettando con umiltà e fermezza il lavoro e la vita degli altri, siano essi persone comuni o alti ceti sociali. Mi procura dolore e fastidio sapere che alcune madri “snaturate “possano spingere i propri figli a fare nefandezze e giustificarle in nome del “dio quattrino” e del successo.
Con tanta tenerezza rivedo la mia mamma,
seduta al suo grande telaio a ricamare tessuti pregiati per il corredo che già destinava a me e a mia sorella, e come desiderava che anche noi bambine imparassimo a farlo. Pur se lontano quel tempo ,
sì, mi sembra di sentire la nonna che prontamente ci spronava almeno ad usare l’uncinetto nei lunghi pomeriggi estivi.
Sembra che il secolo appena trascorso a noi protagonisti / spettatori ,abbia lasciato fuori dal mondo troppo emancipato ed evoluto di oggi , il senso del bello, della cura paziente ,delle cose pulite, come il desiderio del sogno in cambio del tutto e subito a qualsiasi costo.
Riusciremo a perdonarci cambiamenti così radicali?
Santina Costanzo
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Sì condivido l’amarezza nel sottolineare certi atteggiamenti, spesso ipocriti, di chi si accosta al messaggio evangelico senza porsi il problema di un minimo di coerenza tra comportamento civico e confessione religiosa.
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Il dottor Pippo Catania ci invia un suo commento all’articolo che volentieri pubblichiamo:
Con l’avanzata del capitalismo ora diventato neo liberismo selvaggio, abbiamo perso anche i valori elementari di un corretto vivere civile e solidale. Ci siamo appoggiati ipocritamente alla religione che chiamiamo in causa solo quando ci conviene.. praticamente abbiamo messo da parte la fede che ci rende liberi, sostituendola con tutto quello che abbiamo fatto diventare religioso ovvero l’egoismo, il narcisismo, l’arricchimento.. mettendo da parte il vero valore di questa vita limitata.. praticamente i valori laici della rivoluzione francese, libertà uguaglianza e fratellanza sono gli stessi valori, accompagnati dalla fede, che il più grande rivoluzionario della storia ha predicato.. Gesù Cristo.
Pippo Catania
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