Quando la realtà diviene drammatica esprimersi in versi è una necessità

di Alfio Pelleriti

Vorrei aprire ancora alla poesia poichè, quando la comunità umana fa scelte azzardate e ricorre alla violenza ottusa e crudele, seguendo istinti primordiali, allora è il momento di affidarsi ai poeti, ai “pastori dell’Essere”, come li definiva Heidegger, affinchè con poche immagini e con sintesi espressive possano contribuire a riporre attenzione sui valori fondanti dell’esistenza. Sarebbe molto bello se qualche lettore inviasse suoi componimenti, vincendo la comprensibile perplessità o i timori che spesso ci inducono a riporre nel cassetto gli scritti in cui protagonisti sono i sentimenti, la dimensione spirituale, gli ideali etici e morali.

Comincio io con due miei componimenti.

Di un campo riarso parlami

e di un mare percosso da un vento

che lo scuote fin nel profondo.

Portami sul crinale del ghiacciaio eterno,

o tra i palpiti vaporosi delle verdi vallate;

portami ove i miei occhi possano perdersi

tra le cime svettanti, piene di versi

e di canti e di suoni e di teneri richiami.

Tra il rumoreggiare violento del fiume

che corrode le pietre, portami,

ove impetuoso si lancia nel vuoto la cascata,

placando l’enorme sua forza ed energia.

Perfino la tetra muta notte vorrei

m’avvolgesse, intanto che annaspo,

il fiato strozzato, una luce cercando,

pur fioca, che m’accolga.

Ora allenta, Signore, questa morsa

che stringe il mio cuore.

I nemici hanno aguzzi i loro artigli

e intingono, ferali, le mie carni.

È un assedio che ogni giorno

rinsalda le schiere e s’approssima.

Dammi Tu vigore, o mio Signore!

La tua Parola sia la mia speranza!

Siano luce la tua Via e il tuo Verbo,

e l’Amore sia invincibile usbergo

contro ogni forma assunta dal male.

Se rimarrò solo, Signore, 

in questa mia debolezza

sarò a Te più vicino, mio Dio.

Sento che chi ama viene odiato,

chi è onesto viene deriso e malmenato.

Ma se questo è il prezzo da pagare

per starti più vicino, Signore,

eccomi, sono pronto, rendimi tuo servo.

E sarò felice avendo rispettato

la tua Luce, il tuo Verbo.

(A. Pelleriti)

Al buon pastore

Non ti chiedi, buon pastore,

quanto pesan le parole

se le usi come usbergo

a difesa d’una casa ch’è isolata,

senza ponti, con turriti baluardi,

coi suoi labari e stendardi?

Ed invece quella casa è di Dio,

cioè di tutti, soprattutto di chi

è carco di peccati, di chi è solo

e disperato.

Non tener le porte chiuse

nella Casa di Gesù!

Non scacciare chi è in errore

ed è in cerca d’una luce.

Il Messia, lì sul Golgota,

non è morto per i ricchi,

per le dame imbellettate,

per i nobili gaudenti,

per coloro che van fieri

dei lor forzieri, ricca dote

d’infinita avidità!

Questa Casa col suo grande Crocefisso

non respinge, non emette alcun giudizio!

Col suo ultimo respiro,

Gesù, il Dio d’Amore,

perdono invoca al Padre

per coloro che l’uccidono,

ed annuncia una Parola,

che vuol dire solo

Amore, Speranza, Carità;

una Parola che dritta arriva ai giusti,

a coloro che conservano

la dolcezza dell’infante.

Ora versa le tue lacrime,

buon pastore, che di compassione

siano foriere!

Apri le tue braccia,

accogli, conforta e invita tutti,

belli o brutti,

alla Mensa del Signore,

ove insieme puoi scoprire

cos’è Luce, cos’è Vita

e dov’è la Verità.

Sono l’ultimo del gregge

ed annaspo nella nebbia,

ma son certo che la luce

insieme al buio sono utili ai mortali

per capire qual è il senso di un viaggio

che non ha confini certi,

ma si perde all’orizzonte,

dove il Mare incontra il Cielo.

(A.Pelleriti)


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