Il narcisismo violento connota il nostro tempo

di Alfio Pelleriti

Mi sembra opportuno porgere attenzione a quanto Sigmund Freud affermava sulla personalità narcisistica in questo nostro tempo in cui l’egolatria è sempre più diffusa, e il fenomeno del femminicidio sembra inarrestabile, nonostante le autorità giudiziarie e le forze di polizia facciano di tutto per porvi argine. Nell’Introduzione al narcisismo Freud afferma che in un comportamento narcisistico ”la libido sottratta al mondo esterno è stata diretta sull’Io, dando origine per conseguenza a un comportamento che possiamo definire narcisistico.”[1] E il medico viennese distingue tra una “libido dell’Io” e una “libido oggettuale”. Quando aumenta la carica pulsionale della prima diminuisce quella della seconda.

Le pulsioni sessuali si appoggiano all’inizio al soddisfacimento delle pulsioni dell’Io, e solo in seguito si rendono da esse autonome; la madre è il primo oggetto d’amore del bambino, ma quando si dirige verso la propria persona può diventare amore narcisistico, anche di tipo omosessuale o pervertito. Nelle donne, con lo sviluppo della pubertà, la libido, quasi naturalmente, si indirizza verso il proprio corpo, quasi intervenisse una sorta di autosufficienza, suscitando grande attrazione nell’altro sesso. Prima della pubertà si sono sentite pari ai maschi.

La natura narcisistica delle pulsioni libidiche potrebbe essere determinata dalla cosiddetta “protesta virile” che apre al complesso di evirazione (perdita del pene), soprattutto quando tale forza libidica persiste nell’età adulta. In tal caso contribuisce a costruire un “ideale dell’Io” come forza psichica dominante, che fa adottare spesso comportamenti (accettati dalla comunità sociale) che risultano essere la sublimazione di tale forza sottostante.

Nella formazione di un ideale narcisistico contribuisce l’apporto di libido di natura omosessuale. L’attenzione quasi paranoica alle critiche che vengono dai genitori prima e dall’ambiente dopo, crea la coscienza morale, percepita sempre più come qualcosa di ostile che viene dall’esterno.

L’essere amati costituisce la meta e il soddisfacimento della scelta oggettuale di tipo narcisistico. La realtà esterna impone poi all’individuo maturo un ideale dell’Io diverso rispetto a quello che autonomamente ci si era creati in età infantile. Se tale stadio non compare, allora potrebbero nascere delle perversioni.

Il narcisismo quando connota un individuo necessita di essere analizzato per capirne la tipologia. È del tutto evidente che ci si trova davanti ad una persona che trova serenità e piena realizzazione quando può soddisfare pulsioni che attengono unicamente se stessi. Ciò avverrà in maniera particolare in relazione alla storia personale del soggetto. Chi soffre di narcisismo ha bisogno di canalizzare una forte libido dell’Io. Ci saranno coloro che vogliono far crescere la propria autostima attraverso il piacere sessuale vissuto come strumento per farsi amare dal maggior numero di donne che lo “venerano” per le sue capacità amatorie. Si tratta di un soggetto che ha bisogno di consumare rapporti sessuali in maniera maniaco-compulsiva, poiché soffre d’una vera e propria dipendenza dal bisogno di sentirsi potente, forte, dispensatore di piacere; si sente un guerriero che deve imporsi sugli altri, ritenuti incapaci di potere minimamente avvicinarsi alle sue prestazioni.

Egli vive nel rapporto un accrescimento egotico che lo rende “immortale”, e tratta la donna come un oggetto, come un essere da sottomettere e da dominare. L’amore come dono all’altro, come incontro sentimentale e spirituale con il partner gli è completamente incomprensibile. La donna diventa il suo “campo di battaglia” e il suo nemico da sconfiggere insieme ai rivali, agli altri uomini che percepisce come avversari. E quando si convince d’essere preferito ad altri dalla donna che ritiene essere “sua”, che proprio colei che garantiva la sua autostima, “strumento” indispensabile per accrescerla, non accetta più di vivere con lui come semplice pedina dei suoi maniacali comportamenti, allora vuole distruggere la partner: l’aggredisce, e più le usa violenza più si convince di salvare se stesso; infine vedrà in lei che vuole allontanarsi da lui per paura o perché schifata da chi assume sempre più i panni dell’orco, una minaccia alla sopravvivenza del suo Io, e così la uccide.

Altra tipologia narcisistica si può riscontrare in chi adopera per scaricare la propria libido il cibo. Qualità e quantità degli alimenti diventano essenziali in vista dell’equilibrio personale. La razionalizzazione inconscia mette in evidenza diversi elementi: “Nessuno trova cibo sopraffino, gustoso, costoso, di qualità elevata come quello che trovo io e nessuno gode mangiando come godo io!” Oppure pensa: “Io so godermi la vita! Mangio, cioè entrano in me queste “meraviglie”, le assaporo e diventano sangue del mio sangue, energia della mia energia!” O ancora: “Ho tanti soldi che so spendere godendo pienamente la mia vita, non come gli spiantati che risparmiano nel cibo! Io mangio, godo e ‘mi nni futtu di cu è poviru e affamatu!” Infine, quello riflessivo: “Mio padre ha fatto sacrifici, tanti, troppi, e anche io pativo la fame. Ma ora non più! Io mangio come un signore, come un barone: carne, pesce, dolci in quantità!

Insomma non è affatto vero che il narcisista gode di se stesso, si compiace di vedere la sua immagine che gli sembra perfetta, e quindi potrebbe fare a meno degli altri. In realtà ha estremo bisogno di relazionarsi con gli altri anche se i risultati non sono spesso gratificanti. I successi degli altri lo deprimono e lo angosciano; i mancati plausi e dichiarazioni di stima nei suoi confronti gli determinano frustrazione; si trova continuamente in tensione poiché deve dimostrare agli altri le sue supposte qualità nelle varie attività intraprese. Insomma un soggetto dalla personalità narcisistica facilmente cadrà in comportamenti nevrotici o psicotici, qualora i suoi meccanismi di difesa o l’interscambio tra elementi inconsci e coscienti dovessero incepparsi.


[1] Sigmund Freud, Introduzione al narcisismo, 1914. Sta in S. Freud, Opere, Casa Editrice Boringhieri, Vol. VII (1912-1914), Torino 1975, pag. 445.


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