Lev Tolstoj, “Anna Karenina”, o della ricerca sul senso della vita.

Alfio Pelleriti

PRIMA PARTE: Quando l’amore è solo passione e sentimento

Da qualche anno pubblico recensioni sulle mie varie letture e tra i libri letti vi sono dei capolavori straordinari di quelli che ti lasciano estasiato, che ti meravigliano per la genialità e per la capacità di toccare le alte vette del sublime. Resti basito davanti all’analisi psicologica dei personaggi di Dostoevskij, di Tolstoj; alle costruzioni narrative superbe di Stefano D’Arrigo, di Luigi Natoli e del suo “I beati Paoli”; resti sconvolto, svuotato e grato dopo aver letto Orwell, Bradbury, Garcia Marquez; ti perdi nel mondo magico di Italo Calvino e di Umberto Eco; vibrano le corde più profonde del cuore per i romanzi dei conterranei Verga, Pirandello, De Roberto, Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, Vitaliano Brancati. Apprezzi leggendo tali storie, la perizia espressiva, la profondità nell’analisi psicologica dei personaggi; la conoscenza dei contesti storici, politici, sociali in cui si svolgono le vicende. Bisogna quindi pensare molto alla possibilità di potere riuscire ad intraprendere un tale viaggio senza rischiare di perdersi, o peggio, di fare naufragio.

Queste considerazioni mi accompagnano nella lettura della prima parte di Anna Karenina di Lev Tolstoj. I personaggi che si incontrano nella prima parte del romanzo sono Kity e la sua sorella maggiore Dolly, il marito di lei Stepan Arkad’evic, uomo alquanto superficiale ed egoista, edonista convinto e dunque traditore seriale della moglie. E poi vi sono i protagonisti: insieme ad Anna Karenina, Kostantin Levin, che chiede la mano della giovanissima principessa Kity, che, sebbene a malincuore, respinge la sua profferta preferendogli il bello ed elegante Vronskij, il quale non a lei è interessato ma ad Anna. Tutti questi personaggi si incontreranno nel romanzo scritto da Tolstoj tra il 1873 e il 1879. Ed è la protagonista che dà il titolo al romanzo, è Anna Karenina, bella e intelligente così da attrarre l’attenzione di tutti: di Dolly, la cognata, che grazie al suo intervento su Stepan, il marito, che l’aveva tradita con l’istitutrice dei bambini, lo perdona e riprende il suo rapporto salvando il matrimonio; di Kity, a cui è bastato soltanto qualche sguardo per sperare di potere diventare sua amica; ma soprattutto ha colpito profondamente Vronskij, il quale, a sua volta, sembra avere inciso sul cuore della splendida giovane donna. Insomma ci si muove dentro una vicenda che Tolstoj prepara come un autentico regista.

Tutti si ritrovano ad una festa da ballo e ogni dama viene presentata con dovizia di particolari, ma un posto a parte occupa Anna: una “ripresa” in campo medio focalizzando poi, fino al dettaglio, non avrebbe consentito allo spettatore del nostro ipotetico film di cogliere tutti i particolari, la statuaria eleganza e il fascino di Anna, descritti tanto mirabilmente dallo scrittore. È proprio durante tale festa dove tutti pensano d’essere leggeri, dimenticando affanni e problemi, concedendosi alla spensieratezza e all’allegria, che per Kity si consuma invece una cocente delusione, nello stesso tempo in cui Anna e Vronskij vivono una gioia profonda, mano nella mano, sguardo dell’uno negli occhi dell’altra, palpito dopo palpito, emozione dopo emozione, con la complicità della musica, di quei ritmi, ora frenetici ora romanticamente lenti e in una allegria generale che fa da sfondo alla loro malvista, invidiata felicità.

l’attrice Keira Knightley. Film del 2012

Vado avanti di qualche capitolo e segno gli eventi che turbinano come la neve che, abbondante cade sul finestrino della carrozza del treno che ospita Anna che dovrebbe condurla in salvo da se stessa, a casa, a Pietroburgo, dalla sua famiglia. Ed ecco, a complicarle la fuga, l’apparire inaspettato di Vronskij che si materializza alle spalle di lei che era scesa ad una fermata del treno. Il rossore del viso e il luccichio dei suoi occhi dicevano a Vronskij che era felice di vederlo e quando lui le comunica che era lì per lei, Anna si sente felicemente turbata. “In quel momento la violenza della tormenta le parve ancora più meravigliosa. Lui aveva detto proprio quello che il suo cuore voleva sentire e che la sua ragione temeva. Non rispose nulla e nel volto di lei Vronskij riconobbe il conflitto interiore[1]

Di un amore irrefrenabile ci racconta Tolstoj, che supera ogni ostacolo etico o morale, anche se Anna coglie tutti i morsi profondi della sua coscienza: il torto che faceva al marito seguendo e compiacendo quella passione che ormai le aveva annullato ogni forza e sopraffatto la sua volontà; il pensiero del figlio; il pudore che superava quello relativo ai doveri che la società le avrebbe dovuto imporre. Niente riusciva a domare quel sentimento forte, ostinato, sempre presente e traboccante: l’amore per Vronskij, che insieme le provocava orrore e felicità. Ma qui si racconta anche della tragedia cui va incontro l’uomo a causa della sua fragilità, poichè porta dentro di sé il peccato, la tendenza a seguire l’istinto più che quanto gli suggerisce la ragione e la coscienza morale. È la tragedia in cui ogni uomo potrebbe cadere cedendo al proprio narcisismo, che lo porta a considerare gli altri soltanto strumenti per il soddisfacimento delle proprie pulsioni che poi, per nobilitarle, le chiama “amore”. È la storia di Anna e di Vronskij questa, la storia di ogni uomo che non crede che la propria vita sia giusto affidarla a principi alti e nobili, vivendo con coerenza tale scelta, provando ad entrare in quello che Lacan definisce “principio del desiderio”, quello cioè di vivere dentro il contesto armonico della vita, scoprendo la felicità sottile e profonda del rispetto degli altri e della natura, tendendo sempre la mano agli infelici che patiscono a causa di avversità indotte da cause esterne.

Greta Garbo 1935

Particolarmente avvincente e drammatico è l’episodio della corsa ad ostacoli in cui protagonista è Vronskij col suo cavallo Frou-Frou, che proprio all’ultimo ostacolo, per una distrazione del suo cavaliere, stramazzerà al suolo morente, a cento metri dalla vittoria. Sarà un duro colpo per lui e un fosco presagio, ma è il capitolo seguente molto più interessante, poiché è dedicato a due tra i tanti spettatori che, con emozione, seguono la gara: Anna e il marito Aleksej, i cui sentimenti sono netti e contrastanti, di gioia e di sofferenza, d’amore e di disprezzo, di affettuosa trepidazione e di assoluta anaffettività. L’autore descrive l’una e subito accosta la sua attenzione al marito che analizza, che scruta, fin nel profondo, cogliendone l’infelicità oltre che lo smarrimento. E si è sicuri che Alfred Hitchcock sarebbe stato il regista ideale per trasporre in immagini tutta la sequenza, avvalendosi di stacchi veloci sui primi piani dei due personaggi, ad evidenziare la distanza emotiva, ormai siderale, tra marito e moglie, sebbene ancora entrambi dovessero fingere, rendendo ancora più feroce il loro reciproco disprezzo.

La terza parte del romanzo vede protagonista Kostantin Levin che segue un approccio realistico nelle relazioni sociali, nel giudicare eventi e persone, nel riferimento ai valori sociali e politici o quando discute di aspetti religiosi o morali. Lui, ad esempio, è aperto alle esigenze popolari ma non è convinto che delle riforme strutturali introdotte dal governo possano cambiare in meglio le condizioni del popolo; e poi non tutto ciò che è popolare per lui è buono, così come affermava il fratello Sergej, lo stesso che poi preferisce accompagnarsi a nobili e ad aristocratici compagni d’armi. Lui invece ama vivere con i contadini e con loro lavora e suda, condividendone le fatiche; con loro consuma pasti frugali, interessandosi ai loro problemi. Insomma li tratta da uomini e li rispetta come fratelli: “I contadini si raccolsero – i più lontani sotto i carretti, i più vicini sotto un cespuglio…Levin si sedette accanto a loro, non aveva voglia di andarsene a casa…la zuppa era così buona che Levin decise di non andare a casa per il pranzo. Si sentiva più vicino a lui che a suo fratello e sorrideva per la tenerezza che gli suscitava quell’uomo.[2] Sì è in Levin che Tolstoj si riconosce e dunque palpita e freme questo personaggio: egli scopre che dentro il suo cuore è nato l’amore per gli uomini tutti, servi e potenti, contadini e principi, e gioisce nel condividere con i suoi umili amici le fatiche dei campi. Si preoccupa per il polso slogato della cuoca e corre di sera a controllare il suo stato. Levin è investito dell’amore cristiano e ne è felice, e vorrebbe annullare i tramonti e le notti perché lo costringono a rimanere inattivo; vorrebbe fermare il tempo e servire Gesù occupandosi dei fratelli poveri ed ultimi. Ma si vivono anche i turbamenti di Levin che cerca affannosamente di fare riposare il suo cuore quando incontra lo sguardo di Kity che, insieme alla madre, si stava recando nella tenuta di campagna, proprio vicino alla sua. Subito gli è chiaro che il suo futuro non poteva realizzarsi che al suo fianco, poiché ancora l’amava. I turbamenti sentimentali di Levin viaggiano nella narrazione dello scrittore insieme ai cambiamenti del cielo, in un’alba estiva nella grande pianura russa, e anche il lettore è spinto a stare vicino ora a Levin, ora a Kity che, constatato l’errore d’averlo respinto in precedenza, capisce che lui è l’uomo che vuole amare, a cui vuole dedicare la sua vita. Tuttavia Levin, nonostante l’ami ancora, non riesce a correre da lei per abbracciarla, perché il suo orgoglio, a suo tempo ferito, è ancora lì che sanguina.

Straordinaria è la sequenza in cui, in punta di piedi, e dopo aver vinto ogni resistenza emotiva, egli dichiara nuovamente il suo immutato amore a Kity che, con altrettanto tatto e garbo, gli apre felice il suo cuore, vivendo lo stesso suo sentimento. Ebbene, chi si è innamorato almeno una volta nella vita, non può che capire e apprezzare ogni parola delle pagine dedicate al tumulto interiore che vive Levin dopo la reciproca dichiarazione di intenti. Levin soffre ed è insieme felice; ha la sensazione che il tempo sia impazzito, poiché avverte che esso ora corre veloce ora sembra seguire ritmi lentissimi, fino a bloccarsi: “Si spaventò a morte per quelle quattordici ore che avrebbe dovuto trascorrere senza di lei. Gli era indispensabile stare con qualcuno, parlare con qualcuno per riuscire a non restare solo, per ingannare il tempo.[3] Sì, “Guerra e pace” mi ha fatto pensare ai grandi film di Visconti, e la quarta parte di Anna Karenina mi riporta ancora all’accostamento cinematografico, pensando ai grandi capolavori della “settima arte”. La sequenza dell’annuncio del matrimonio tra Kity e Levin, la loro felicità, le loro lacrime si rivelano vere gemme preziose.

Vronskij incontra Anna
Anna e Vronskij
Anna confessa
Anna e Aleksej
La gelosia di Anna
La reazione di Aleksej
La morte di Anna

[1] Lev Tolstoj, Anna Karenina, La biblioteca dell’Espresso, pag. 111

[2] Ibidem, pag. 272

[3] Ibidem, pag. 424


2 risposte a "Lev Tolstoj, “Anna Karenina”, o della ricerca sul senso della vita."

  1. Grazie per l’attento commento che con sintesi sicura e precisa coglie lo spirito del grande romanzo di Tolstoj. Si, sono d’accordo, l’autore conosce in maniera straordinaria le passioni, le ansie, i turbamenti umani e anche il giovane Stepan Arkad’evic delinea con magistrali pennellate linguistiche.

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  2. Bellissima recensione, vien voglia di rileggere questa opera intramontabile di L. Tolstoj. i personaggi sono presentati con dovizia di particolari; Stepan Arkad’evic non merita forse una descrizione più dettagliata? o la superficialità del personaggio merita che siano poche righe a definirlo. Dolcissimi Levin e Kity. Superba e sconfitta la figura di Anna, dall’animo “separato” dalla interezza e “concesso” ad un sentimento che reclama la sua stessa vita. Ogni personaggio ha qualcosa di conosciuto e familiare, dovuto sicuramente al fatto che Tolstoj era un acuto osservatore del genere umano e….un grande scrittore.

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