Lev Tolstoj, “Guerra e pace”, il grande capolavoro

Alfio Pelleriti

SECONDA PARTE

Il vecchio principe Vasilj, padre di Andrej, riceve una lettera dal comandante Kutuzov con la quale comunica il ferimento del figlio a conclusione di un’azione eroica. Evidente il dolore del vecchio padre e della sorella Mar’ja: “la giovane principessa era già pallida…Dimenticando ogni timore del padre, gli s’era fatto accosto, gli aveva preso la mano, e lo aveva attratto a sé, – Mon père – gli diceva – non mi sfuggite, piangiamo insieme.[1] E insieme alle loro lacrime si uniscono le mie. Ma ecco improvvisa la sorpresa: sul viale si avvistano dei lumi di una carrozza, si accosta e quando s’apre la porta, scende Andrej che tutti già avevano pianto. È un colpo di scena che mi fa sobbalzare come quando da giovane seguivo l’azione dell’eroe sullo schermo del cinema Stella e, come tutti, stavo teso e partecipe. A questo colpo di scena ne segue un altro e ancora un altro e un vorticoso turbinio di emozioni avvolge in un’unica atmosfera personaggi, narratore, lettore e insieme la vita tutta col suo lento, procedere. “Di lì a due ore il principe Andrej, con passo silenzioso, si recava allo studio del padre. Il vecchio sapeva già tutto. Stava ritto proprio dietro alla porta e, non appena questa s’aprì, senza dir nulla, con le sue vecchie, dure mani, abbracciò, come una morsa, il collo del figlio, e ruppe in singhiozzi come un bambino.”[2] Che magnifiche pagine, che magnifiche pagine! È prosa certo, ma è simile ad un inno alla gioia. E lo sono anche quelle dedicate al ballo tra Denisov e Natasa, che se costituissero una sceneggiatura per giare un film, il regista così potrebbe deciderne le riprese: una sequenza in campo lungo che si alterna a piani americani e primi piani sui volti estasiati dei due giovani.

In questa seconda parte del romanzo lo scrittore presenta le vicende di Pierre Bezuchov che per caso incontra sulla carrozza che lo porta a Pietroburgo un vecchio massone che sembra conoscerlo fin nelle pieghe più profonde del suo animo, che lo invita a credere in Dio, ma non al Dio che si incontra sui libri o nelle ripetitive forme della tradizione, ma nella vita concreta, quando si agisce a favore dei diseredati e degli ultimi, o quando si cercano risposte nelle profondità della propria coscienza. Pierre è sconvolto e sente di dovere accettare l’invito ad aderire alla massoneria. Egli rappresenta, in questa e in altre vicende che lo vedranno protagonista, l’uomo smarrito che sperimenta diverse cadute nel corso della sua vita, ma che sa alzare gli occhi al Cielo scoprendo che chi dà veramente senso alla nostra vita è Dio.

Si consolida, inoltre, una grande amicizia, quella tra Pierre e Andrej. Entrambi hanno avuto la vita segnata da eventi tragici, ma il loro sincero volersi bene compie il miracolo: la scelta spirituale di Pierre, la sua apertura al bene e la fede nel Dio misericordioso che ama i suoi figli e consente loro di scorgere il senso della vita, consente ad Andrej, che aveva perso ogni speranza dopo la morte della moglie, di riacquistare fiducia in se stesso e di ricominciare a sorridere alla vita scoprendo dentro di sé la gioia di essere al mondo, tornando a sorridere e ad amare. Prova così un bisogno tipico dei neofiti, che contiene tuttavia una verità che interessa chi scopre l’azione di Dio nella propria esistenza: “Non basta che sia io a sapere tutto quello che c’è in me, bisogna che anche gli altri lo sappiano, lo sappia Pierre, lo sappia quella giovinetta che voleva volare verso il cielo, bisogna che tutti sappiano chi sono io, di modo che non per me solo si svolga la vita mia, di modo che non vivano costoro così staccati dalla mia vita, di modo che in tutti costoro quest’ultima si riflette, e che essi vivano tutti insieme con me![3]. È un afflato d’amore verso l’umanità intera con cui si vorrebbe una comunione, con cui condividere un’esperienza così splendida. È come se la semplice percezione del sublime non si volesse vivere da soli poiché quella verità così bella, trova senso e completamento nella condivisione. E vado avanti nel mio viaggio nella Russia dell’imperatore Alessandro I in compagnia di Pierre o di Natasa o del principe Andrej, e passate veloci le pagine dedicate alla guerra, agli eventi diplomatici, alla riorganizzazione delle armate o delle scalate sociali di questo o di quel conte, si giunge a quelle dell’incontro tra Andrej e la contessina Natasa a San Pietroburgo, durante un ballo alla presenza dell’imperatore. Nel cuore di lui sembra nascere qualcosa di inaspettato, un sentimento che pensava non potesse più provare. “…Appena ebbe tra le braccia quell’esile, scattante persona, e la giovinetta venne a muoversi così vicina a lui, e a sorridergli così vicina, il vino del suo fascino gli diede alla testa. Si sentì tutto ravvivato e ringiovanito quando, riprendendo fiato e staccandosi da lei, si fermò e si mise a guardare gli altri che danzavano.”[4]

Lev Tolstoj

I sentimenti dei suoi personaggi Tolstoj li sminuzza, li analizza e li offre all’attenzione del lettore perché li accolga e capisca che cos’è l’uomo, quali sono le motivazioni più recondite e profonde che possono spingerlo all’azione; e da romanzo si trasforma in trattato storiografico o di psicologia e di filosofia insieme. La gioia irrefrenabile di Natasa che attira come in un sogno estatico Andrej si trasforma repente in dolore profondo quando lui pone delle condizioni per la loro unione, e la felicità si cambia in dramma: dovranno aspettare un anno prima del matrimonio, così aveva imposto il padre di lui. Natasa non riesce a sopportare la separazione da Andrej, lontana da lui, quel tempo le sembra perduto, sottratto alla sua vita e alla sua unione con l’amato.

Nel frattempo anche Pierre non sente più l’entusiasmo manifestato in precedenza per la massoneria, né per la moglie, né per le relazioni sociali, riprende così a bere e a darsi alle gozzoviglie, cercando così di scampare alla vita. Altro personaggio infelice è Mar’ja, la sorella di Andrej, condizionata come il fratello dal vecchio padre che ormai, pur di tenerla accanto a sé, le impedisce di uscire o di ricevere visite. Nessuno ormai la invita e l’unica sua occupazione è quella di badare all’istruzione del nipote Nikolaska. Pare proprio che quasi tutti i personaggi siano dei vinti, a prescindere che siano maschi o femmine, dal ruolo sociale svolto o dal potere che esercitano e dalla ricchezza posseduta. A conclusione del secondo libro e del primo volume del romanzo, si sviluppa un vero e proprio dramma che coinvolge il personaggio più sfuggente e atipico, Natasa, già promessa sposa al principe Andrej che conosce il giovane gaudente Anatol che l’ammalia e seduce. Pierre, cognato di Natol, interviene per impedirgli la nefanda azione che voleva perpetrare. Ma intanto Andrej aveva già rinunciato al matrimonio con lei.

Superata la metà del ponderoso romanzo, avverto che ormai ho fatto le mie scelte, e tra i tanti personaggi ve ne sono alcuni a me particolarmente cari. Tra questi vi è il principe Andrej, con cui, devo confessarlo, mi identifico completamente rivivendo con lui i sentimenti che lo attraversano. Certamente sono vicino anche a Pierre, di cui apprezzo la sensibilità per il giusto, il senso del dovere, la coerenza con i principi etici; la generosità e l’altruismo, e per me è naturale stargli accanto nei momenti in cui si sente un vinto, isolato e disprezzato dagli altri per questa sua fede negli alti ideali. Sono solidale con Natasa, di cui capisco i turbamenti sentimentali, i repentini passaggi dalla gioia all’umor nero, dall’entusiasmo al relativismo e allo scetticismo, dalla fiducia estrema negli altri alla chiusura neghittosa verso tutti. E ancora sono vicino al conte Nikolaj Rostov che, senza aspettare l’ordine del suo ufficiale, conduce all’attacco il suo squadrone di ussari, impedendo ad una formazione di dragoni francesi di avere la meglio sui suoi commilitoni. Egli tuttavia, nonostante abbia avuto il riconoscimento dei superiori e l’onore di avere come ricompensa la croce di S. Giorgio, era triste per aver ferito un giovane ufficiale francese. Non aveva inveito sul nemico, e da quel momento capì quanto insensata fosse la guerra.

Andrej è colpito
Riflessioni sulla vita
Sull’amore
Andrej e Natasa si ritrovano

[1] Ibidem, pag. 431

[2] Ibidem, pag. 439

[3] Ibidem, pag. 566

[4] Ibidem, pag. 616


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