di Alfio Pelleriti

È un film uscito nel 2024 con la regia di Andrea Segre ed Elio Germano attore protagonista. Il film mette a fuoco l’ultimo decennio della vita di Enrico Berlinguer e quindi si occupa non solo delle sue vicende umane ma di quelle sociali e politiche in cui fu coinvolto e per le quali venne chiamato a delle scelte difficili, data la complessità e drammaticità di quel momento storico che chiamava all’assunzione di responsabilità personali. E Berlinguer, come evidenzia bene il film, grazie all’ottima interpretazione di Germano, si assunse le responsabilità istituzionali con coraggio e senza tergiversare.
Si incomincia dal 1973 con la visita in Bulgaria da segretario del Pci[1], dove presenterà la sua visione politica volta a difendere il sistema democratico e dove sarà coinvolto in uno strano incidente d’auto per il quale rimase ferito. Era convinto che si era trattato di un attentato ma decise di non dichiarare nulla per non compromettere l’unità del partito, ma soprattutto per potere continuare nella strategia politica volta alla realizzazione dell’eurocomunismo, coinvolgendo in tale piano le forze progressiste europee.

In Italia Berlinguer era impegnato nella realizzazione del cosiddetto “compromesso storico”, che prevedeva un’alleanza con le forze cattoliche interne alla DC, anche se all’interno del partito in tanti manifestavano dubbi, soprattutto tra le forze sindacali. Berlinguer aveva avvertito che in Italia, come in altre parti del mondo, era presente il rischio di un golpe organizzato da forze reazionarie e dunque riteneva fondamentale giungere ad un’alleanza con le parti più progressiste della Democrazia cristiana. Il suo piano strategico non presentava alcuna ambiguità, ma una chiarezza estrema, soprattutto in politica estera dove, senza tentennamenti, si schierava a favore dei dissidenti interni all’URSS. Così come nessuna titubanza manifestava nel denunciare la matrice eversiva degli attentati che avrebbero mietuto vittime innocenti: dall’attentato alla Banca dell’agricoltura a Milano nel 1969, a Piazza della Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974, alla strage del treno Italicus (12 morti), nell’agosto dello stesso anno.
Il suo impegno, leale e sincero, per il miglioramento dell’assetto politico-istituzionale del Paese; la sua lotta coraggiosa contro ogni ingiustizia sociale, la sua dirittura morale, portarono il PCI, nelle elezioni amministrative del 1975, ad una netta affermazione, diventando il primo partito in molte città. Furono anni, quelli, di grandi speranze per la classe lavoratrice, per i ceti medi, per la classe intellettuale, per tanta parte dei giovani italiani che credevano fosse venuto il momento di realizzare una società equa e giusta. I comizi erano affollati, la partecipazione all’agone elettorale di studenti, operai, imprenditori, ceto intellettuale era sentita, appassionata e piena d’aspettative e di fiducia in un futuro di pace e di benessere. Tuttavia Berlinguer ricordava sempre di stare attenti e di vegliare contro il pericolo rappresentato dalle forze più conservatrici e reazionarie che restavano ancorate ancora a modelli autoritari per la gestione del potere.

Nel 1976 Berlinguer partecipò in URSS al XXV congresso del partito comunista tenutosi a Mosca, e in quella sede e al cospetto di una nomenclatura che si reggeva sull’accettazione acritica della volontà del segretario del partito Breznev, nel rispetto del cosiddetto “centralismo democratico”, Berlinguer prese la parola e stupì quel consesso e il mondo intero proponendo di costruire in Italia una società socialista col contributo fondamentale dei partiti progressisti, al fine di creare un sistema pluralista e democratico. Il suo l’intervento, naturalmente, risultò il meno applaudito tra gli intervenuti al dibattito.
Per una strana coincidenza, nello stesso anno, cominciarono gli attentati in Italia delle brigate rosse: nel giugno di quell’anno uccisero il giudice Mario Coco. Non solo Berlinguer condannò nettamente tali attentati ma rivendicherà con forza l’appartenenza dell’Italia alla NATO. E nel 1976, alle elezioni politiche, il PCI otterrà il 36% dei voti, un vero trionfo per la sua politica di superamento degli steccati ideologici e di apertura alle forze democratiche del Paese.
Il film, attraverso le vicende di Enrico Berlinguer, ci porta, anno dopo anno, ad una rivisitazione dei momenti storici più importanti di quel delicato e drammatico periodo storico nel quale Berlinguer, insieme a Moro e ad altri esponenti politici, ne fu un importante protagonista. Il 1977 fu l’anno in cui si moltiplicarono le proteste giovanili e purtroppo le violenze si diffusero in tutto il territorio nazionale. L’anno seguente Berlinguer si incontrò con Moro e insieme decisero di andare incontro alle esigenze dei giovani proponendo un governo unitario per potere affrontare senza tentennamenti i problemi economici determinati da una forte inflazione che stava impoverendo i ceti più deboli varando delle riforme strutturali che sarebbero partite dalla sanità pubblica. Aldo Moro di lì a poco propose ad Andreotti, che era a capo del governo, di volere entrare nella compagine governativa, ma il 16 marzo di quel 1978 Moro sarà sequestrato dalle brigate rosse, con una azione terroristica che determinò l’uccisione degli uomini della scorta.

Si vissero giorni altamente drammatici non solo per la famiglia Moro, per i suoi amici e collaboratori all’interno della Democrazia Cristiana, ma tutti gli Italiani percepirono quella tensione drammatica soprattutto quando cominciarono ad arrivare le lettere di Moro dalla prigionia che invitavano a trattare. I politici si divisero su tale delicata decisione: ci si chiese se lo Stato repubblicano dovesse trattare con dei terroristi che avevano ucciso senza pietà i poliziotti di scorta e che avevano già messo a segno numerosi truci attentati. Il mondo politico fu sconvolto e si divise su tale difficile scelta: quella di difendere le istituzioni repubblicane e non trattare, lasciando Moro al suo destino, oppure seguire un principio umanitario, trovando una soluzione con i brigatisti e così sperare di poter salvare Moro.
La DC si spaccò; Craxi, segretario del PSI, era per la trattativa; Berlinguer ne parlò con la famiglia esternando la sua volontà di non trattare, neanche nel caso fosse stato lui ad essere rapito, e neanche se, in quel caso, fosse stato lui a chiederlo.
Il 9 maggio 1978 il corpo di Aldo Moro sarà ritrovato in Via Caetani a Roma, dentro il cofano di una Renault 4.
Nei primi anni Ottanta il PCI avrebbe mantenuto ancora il 30% dei consensi elettorali.
Nel 1984, il 7 giugno, durante un comizio a Padova, Berlinguer si sente male perché colpito da un ictus; viene soccorso e ricoverato in ospedale; entra in coma e dopo qualche giorno, l’11 giugno, muore. Ai funerali parteciperanno commossi un milione e mezzo di persone.
Tali eventi importanti e drammatici vengono riproposti nel film con l’inserimento di filmati d’epoca, supportati da una splendida colonna sonora e da brani di cantautori che in quegli anni erano per i giovani un nutrimento sentimentale oltre che politico (Pierangelo Bertoli, Francesco Guccini).
[1] Era stato eletto segretario del partito il 17 marzo 1972 e ne rimarrà segretario fino alla morte, 11 giugno 1984.