“The Brutalist” un film di Brady Corbet

di Laura Ingiulla

L’essere umano non si può comprare: una riflessione che il film ci presenta durante l’introduzione, con la colonna sonora che esplode mentre il protagonista raggiunge la prua di una nave, nelle cabine buie e affollate di immigrati europei. Un’emozionante scena dove protagonisti sono coloro che si commuovono percependo di essere arrivati nella tanto ambita, sognata e attesa America. E’ appena una scena dopo che ci si rende conto di cosa il film racconterà: appare l’immagine della statua della libertà capovolta, a testa in giù. Un gioco di telecamere si penserebbe, ma in realtà è un presagio di quello che ci aspetta guardando il film. Probabilmente quell’America tanto ambita non risulterà una vera e propria salvezza, tanto che la statua non si presenta nel verso giusto ma al contrario appunto, strana e distorta. Ancora una volta siamo nel periodo della seconda guerra mondiale, quando molti ebrei fuggono alla persecuzione nazista riuscendo a imbarcarsi sulle navi dirette in America. Tra questi László Tóth (personaggio immaginario ma perfettamente realistico), un architetto ungherese famoso in patria che arriva in America ritrovandosi a fare i lavori più umili. Assistiamo alla dignità di un uomo che cerca di ricominciare daccapo, alla fragilità di essere immigrato, alla difficoltà di ricostruire.

Il film, suddiviso in due parti, si illumina particolarmente nel primo tempo, quando Tóth, ispirato da una richiesta di restauro di una biblioteca in una villa storica, riesce a realizzare un ambiente luminoso, elegante e semplice. La realizzazione del lavoro della biblioteca soddisfa lo spettatore all’apertura delle ante della libreria.

Ma è subito dopo che si sviluppa il lato inquietante del film, in cui viene espresso il concetto del brutalismo, non solo come corrente d’architettura ma anche come profonda riflessione sul pensiero umano con cui vengono espresse appunto dinamiche brutali. Non a caso questa corrente si sviluppa proprio in uno dei periodi più bui per l’occidente europeo, in cui fallimenti, oppressione e uomini di potere calpestarono dignità e culture, credendo di poter annientare “razze” da loro definite e che venivano spinte in un vortice totale di declassamento sociale.

 Lazlo Tóth scappa così da una terribile guerra ma si ritrova a combattere contro un uomo di potere con il suo lavoro di architetto mediante progetti di strutture imponenti di cemento che filtrano lo spazio e la bellezza della luce naturale, trasmettendoci il significato del brutalismo, finanche rendendo soffocante la bellezza del marmo di Carrara. The Brutalist fa riferimento a una serie di eventi sociali brutali collegati al lato oscuro dell’essere umano. Il messaggio finale del film il regista lo affida alla nipote, vera protagonista del film, che conclude l’ultima scena con una frase che rappresenta l’essere umano con i suoi limiti e le sue debolezze: “non è il viaggio importante ma la destinazione”, sovvertendo la nozione classica che non è importante l’obiettivo raggiunto ma il percorso.


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