Ricordando Papa Francesco

di Alfio Pelleriti

Nell’ottobre del 2020 usciva l’enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco e sul sito ne pubblicammo alcuni importanti passaggi, oltre che delle riflessioni sul pontificato di Papa Bergoglio.

Sul pontificato di Papa Francesco

Anche quando la notte è tetra e il buio sembra impenetrabile la luce dello Spirito non abbandona gli uomini; anche quando i figli azzannano i padri o si sceglie di coprirsi le orecchie per non essere disturbati da chi grida il proprio dolore, ecco che la Luce e la Verità sapranno trovare la via per riapparire e per incontrare ancora gli uomini. Gesù è tornato più volte nella storia dell’uomo, si è presentato ai singoli uomini ed ha elargito i suoi doni a chi umilmente e liberamente Lo ha riconosciuto e Lo ha pregato. Allora ancora verrà nella nostra casa e sentiremo la sua mano paterna accarezzarci e darci serenità e speranza. E uno dei doni più belli che Dio ha dato recentemente agli uomini è Papa Francesco, questa straordinaria figura di Pastore che sa cogliere il valore dell’umiltà e che al contempo sa essere fustigatore di comportamenti inaccettabili o ipocriti in riferimento al messaggio evangelico.

Francesco si presenta come l’esempio concreto della possibile coesistenza di necessità e libertà, a differenza di quanto è accaduto nella Chiesa cattolica in passato quando ha affermato il suo potere grazie alla repressione della libera ricerca. Papa Bergoglio indica un disegno escatologico, dunque metastorico e perciò necessario, ma non vuole un’adesione acritica alla Chiesa. Egli, allo stesso tempo, incarna l’amore evangelico per tutta l’umanità, e dunque vuole la fede nel Cristo.

La parola chiave del suo apostolato, misericordia, indica una strada della salvezza che passa attraverso il confronto e la relazione interpersonale; indica un’apertura senza limiti e senza incertezze verso tutti gli esseri umani specie nei confronti dei poveri e dei reietti. Non c’è vinto dalla vita che non abbia avuto da Francesco un’attenzione amorevole, una parola di conforto e dunque i suoi riferimenti a Dio e a Gesù si percepiscono come l’espressione genuinamente sentita di un’anima santa e innamorata del Verbo divino. I suoi richiami alla solidarietà e all’amore e dunque al perdono sono un continuo richiamo alla figura di Gesù, al suo orizzonte valoriale che presuppone un’adesione libera di chi a Lui vuole richiamare ogni azione.

Cristo indica la possibilità della salvezza eterna nell’azione, nella prossimità all’altro, nella relazione. Ecco, la relazione! Essa consiste in un progetto individuale o di gruppo che si realizza solo se si esce da una “gabbia” forte, seppure invisibile, che è l’egoismo umano. Chi vive solo nella propria egoità non sente il bisogno di uscire nell’agorà; non vuole incontrare nessuno, vuole solo sopravvivere e gli altri esistono solo in quanto possibilità da sfruttare per portare a compimento il proprio personale progetto.

Se non il più grande tra i pontefici, certamente in Francesco abbiamo uno dei più significativi padri della Chiesa, poiché alla maniera di S. Paolo o di Sant’Agostino, non si piega di fronte ai duri colpi inferti dal male ma risponde con la dolcezza di un sorriso, tipico dei mistici che sono costantemente con Dio e con il vigore, tipico dei santi, che portano nel cuore l’immagine di Cristo.

Ecco spiegate allora la tenacia e il coraggio di Francesco nel combattere la corruzione all’interno della Chiesa; l’orribile peccato contro i fanciulli, la pedofilia; gli arroccamenti colpevoli in difesa di tradizioni maschiliste, classiste, che piegano alla superstizione e al vuoto formalismo religioso. Ecco l’impegno nel denunziare i pericoli del materialismo e della massificazione dei paesi ricchi, l’individualismo, il sovranismo, il negazionismo e il complottismo che dilagano su Internet e che stanno trasformando in peggio le coscienze di strati sempre più vasti della popolazione mondiale; ecco i suoi accorati appelli in difesa dell’ambiente e dell’ecosistema sempre più minacciato da politiche miopi ed egoistiche.

Papa Francesco spiega da dove ha inizio l’esigenza di affrontare il tema della fratellanza, presentando il nocciolo duro del suo pontificato: guidare la Chiesa con la forza del messaggio evangelico; avere Gesù Cristo come stella polare e tradurre, con coraggio e coerenza, la Parola in azioni concrete, così come fece il Poverello d’Assisi.

Sull’enciclica Fratelli tutti

E l’apertura dell’enciclica “Fratelli tutti” è proprio dedicata a San Francesco e al suo amore per gli uomini e per il creato, a colui che non partì per la crociata in Terra Santa, spogliandosi delle armi, dei suoi privilegi, delle sue ricchezze; che rinunciò all’affetto e al calore della famiglia per sposare la povertà e la vicinanza agli umili, agli indifesi e abbandonati.  Il Santo padre afferma che ha trovato ispirazione nell’esempio di San Francesco fin da quando ha accettato la sua elezione al soglio pontificio, assumendolo come riferimento costante nella sua azione di Pastore della Chiesa. In questa premessa all’Enciclica c’è tutto lo spirito dell’era Bergoglio, un Pastore che sconvolge e stupisce, che scuote e commuove, che sveglia dal torpore in cui noi cristiani “della domenica” siamo soliti crogiolarci. Egli vuole infatti una fraternità “non a parole”, ma fattiva e coerente, che sia “aperta al dialogo con tutte le persone di buona volontà”. Ecco, Sua Santità è sceso dal soglio pontificio per dialogare con tutti, che appartengano ad altre confessioni religiose o siano non credenti non importa, è però importante che siano “di buona volontà”, che cioè accettino il confronto senza arroccamenti ideologici, senza pregiudizi, senza passioni ingovernabili. “Si cresce insieme, non da soli…ciascuno con la propria voce, tutti fratelli.”

Sulla “proprietà privata”

Davvero questa enciclica merita di essere meditata senza pregiudizi ideologici di sorta e chiama ogni cristiano a fare ordine nel suo intelletto e nel suo cuore. Francesco ci dice che tutto ciò che chiamiamo proprietà privata, non è un’appropriazione per sempre e del tutto personale di risorse, di beni, di ricchezze. Tutto ciò che possiede l’uomo e che sfrutta fa parte della totalità dell’universo e chi ha tanto, perché meritoriamente ha fatto fruttare i talenti che Dio gli ha elargito, non deve dimenticare i fratelli che vivono in povertà, che soffrono la fame e sono condannati all’indigenza. La proprietà privata è un diritto naturale dicevano i filosofi illuministi e i padri costituenti degli Stati Uniti d’America, ma il cristiano a tale diritto antepone il concetto di dignità dell’uomo, inteso come umanità tutta, senza differenza di razza, provenienza, religione, genere, cultura. Chi crede nel Vangelo sa che il vero tesoro è quello che si trova in Cielo e che la fede senza la carità è ben poca cosa.

Nessuno dunque può rimanere escluso, a prescindere da dove sia nato, e tanto meno a causa dei privilegi che altri possiedono per esser nati in luoghi con maggiori opportunità. Sempre, insieme al diritto di proprietà privata, c’è il prioritario e precedente diritto della subordinazione di ogni proprietà privata alla destinazione universale dei beni della terra e, pertanto, il diritto di tutti al loro uso.”


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