27.01.25 GIORNATA DELLA MEMORIA OGGI, SEMPRE

Di Agata Salomone

La mia cara amica Agata Salamone ci invia il testo di un suo intervento presso la sezione Anpi di Caravina Mapello e Isola Bergamasca in occasione della Giornata della memoria del 27 gennaio scorso. Le siamo particolarmente grati della sua collaborazione a “Libero pensiero” e pubblichiamo volentieri il suo intervento, ritenendolo particolarmente interessante e ricco di spunti di riflessione sulla presente situazione geopolitica, mai come adesso densa di incognite sul futuro dell’umanità. Agata ci ricorda la differenza tra democrazia e fascismo, così profonda da rendere i due sistemi di governo inconciliabili. Eppure, ancora una volta il mondo sembra aver dimenticato le immani tragedie accadute nel secolo scorso e sembra di nuovo avviato verso il precipizio nel quale sprofondò nel Novecento con la messa tra parentesi delle libertà civili con l’avvento del totalitarismo nazista e fascista.

Ringraziamo dunque Agata rinnovandole la nostra stima, pronti e felici di accogliere con piacere i suoi lavori. 

27.01.25 GIORNATA DELLA MEMORIA OGGI, SEMPRE

I film, i libri rimandano ad altri libri, ad altri film, la letteratura e l’arte sono dell’umanità, prodotti della riflessione sull’esperienza umana a un livello sovrapersonale e universale. Il fascismo prima e il nazismo dopo hanno negato l’universalità della esperienza umana, hanno negato che si potesse parlare di umanità come un intero, come una condizione esistenziale di tutti gli esseri umani, caratterizzata dalla libertà e dalla coscienza, e ciò malgrado da due secoli, dall’illuminismo in avanti, perfino sul piano giuridico si sia affermato che, secondo il principio giusnaturalista, ogni essere umano, universalmente, accede con la nascita a diritti fondamentali.

Sotto i regimi fascisti si discriminano alcune categorie di persone, si teorizza un diverso trattamento delle persone in base a una qualche particolarità. Innanzitutto si ordinano ai funzionari liste di nomi in base a una qualche pretestuosa differenza: religione, colore della pelle, condizione economica, stato di salute, opinione, ecc. Ogni discriminazione inizia quindi con un atto amministrativo di gestione di dati: gli impiegati senza averne alcun obbligo, per puro zelo, o forse per scrupolo e cautela egoistica, allora, 80 anni fa, fecero quanto non era nelle loro stesse prerogative o mansioni.

La discriminazione continuò con la stigmatizzazione, la segnalazione pubblica di certe appartenenze con simboli, come se le appartenenze fossero identitarie. In base a un principio di ordine pubblico, di polizia, per la sicurezza, ad alcune appartenenze non si riconosceva allora nessuna legittimità, solleticando un sentimento di sospetto e di disprezzo rispetto a certe categorie di persone. Ma le categorie non esistono, le etichette sono invenzioni, e tuttavia una volta etichettate per categorie le persone vengono percepite attraverso il filtro del pregiudizio sociale e questo basta a farne degli indesiderati, dei sospettabili, dei pericolosi. La conseguente azione di persecuzione diventa una operazione di polizia che l’opinione pubblica accetta, anzi perfino sostiene, anche perché la discriminazione legalizzata viene pensata come conseguenza di una qualche colpa. E questo basta a sciogliere ogni legame sociale con i perseguitati che rimangono vittime innocenti sotto gli occhi di tutti.

Il fascismo e poi il nazismo inventarono leggi che modellavano i comportamenti sociali verso una divisione radicale tra le persone, anche malgrado i legami affettivi, professionali, di vicinato, di simpatia; inducevano all’odio e alla invidia sociale a disprezzo della naturale propensione alla collaborazione e all’amicizia, distorcendo l’ordine di valore delle persone in base al criterio del potere detenuto, potere nel senso di capacità di esercitare autorità di governo e di decisione. Le leggi fasciste modellano una società antidemocratica. Democrazia e fascismo stanno agli antipodi.

Non esistono, né possono esistere, governi democratici di tipo fascista. In democrazia la legge non modella la società, piuttosto la regola, rende compatibile il privato con il collettivo, regola le possibilità di esercitare la propria volontà, riconosce in anticipo i diritti, ne allarga il campo nell’ottica di includere tutti i cittadini nella posizione di soggetto decisionale. Le democrazie promuovono la formazione continua e la cultura per favorire l’indipendenza di giudizio, di espressione, la capacità di influenza politica e di associazionismo. La legge democratica argomenta le sue ragioni, nasce da consulte parlamentari, si radica in una tradizione giuridica e culturale per accordare le vite delle persone alle necessità comuni e generali. Le leggi fasciste invece sradicano dalla cultura giuridica, costringono a comportamenti innaturali e conflittuali, nascono da interessi personali di supremazia e di odio sociale. Le qualità del buon cittadino sotto i regimi fascisti sono l’indifferenza, l’egoismo, la delazione, la sottomissione, la competizione, la supremazia senza merito, la propensione all’affiliazione, al conformismo. I regimi esercitano il controllo della sfera privata come se fosse interamente un problema di polizia. Le leggi fasciste mettono confini alle vite personali, limiti che chiudono occasioni, spazi di scelta, possibilità di sviluppo, spazi di ricerca della propria felicità.

Vorremmo valorizzare questa occasione di prendere parola per ritornare a raccontare i crimini contro l’umanità che sono stati commessi dal fascismo e dal nazismo. Dal nazismo in modo più organizzato, ma da entrambi con una ferocia radicale. Le discriminazioni e le persecuzioni hanno riguardato gli omosessuali, come si racconta nel film, i disabili di ogni tipo, i malati di mente i quali venivano definiti senza alcuno scrupolo “bocche inutili”, i nomadi, disprezzati tanto che la stessa parola ha assunto una connotazione negativa, quanti seguivano altre religioni, ma direi anche i cristiani. Il nazifascismo fece sopravvivere una forma vile della religione che non fu più cristiana, poiché deificava e idolatrava lo stato, personificato nelle gerarchie.

Il film dimostra un sapere antico quanto il mondo che però i fascismi non conoscono, che l’amore è più forte della morte, che il cuore ha più potere delle galere e dei plotoni di esecuzione. È più forte della morte e dura oltre il tempo dei singoli. Il coraggio, che è la capacità del cuore, è la forza che dà forza alla vita.

OGGI, SEMPRE.


Lascia un commento