di Alfio Pelleriti

In un tempo immaginario il protagonista del romanzo, Will Farnaby, naufraga con la sua barca in un’isola dei Tropici, Pala, dove tutto sembra avere una logica diversa dal consueto: gli uccelli parlano, i bambini sembrano possedere una straordinaria saggezza e tutti sono in completa armonia con la Natura.
Altri personaggi entrano in scena e tra questi un giovane di nome Murugan che si accompagna con il colonnello Dipa, personaggio inquietante, dal carattere forte e che gode di notevole potere per avere guidato una rivoluzione in quei luoghi, fino a diventarne in poco tempo un dittatore; e ancora, un dottore di mezza età, il dottor MacPhail. La vicenda si apre su una strada sterrata e piena di curve e di tornanti che si affacciano nel vuoto di profondi burroni, percorsa a gran velocità da un’auto sportiva, alla cui guida è Murugan che porta in giro per l’isola l’ospite, Will, teso e a tratti terrorizzato, il colonnello, invece, con cui si accompagna, ostenta una calma innaturale.
“L’isola” non è affatto una lettura facile poiché le situazioni, i contesti, cambiano repentinamente e l’autore inserisce digressioni che rimandano ad epoche passate, fa ricorso a giochi linguistici e presenta spesso situazioni oniriche o della mitologia classica, in un roteare vorticoso di personaggi.
“L’isola” è un romanzo/saggio di sociologia e di filosofia insieme, poiché affronta il problema dell’assetto sociale che ogni comunità umana intende darsi per poter vivere nel miglior modo possibile. Tuttavia, sembra affermare lo scrittore, coloro che hanno la possibilità di programmare tali progetti hanno peculiari punti di vista sulle priorità da realizzare: per esempio il giovane Murugan pensa che la sua comunità debba sfruttare le risorse minerarie di cui è ricco il territorio dell’isola, per poter realizzare un’industrializzazione del Paese e procedere alla creazione di arsenali militari con armamenti sofisticati, fino alle bombe nucleari, per rendere la nazione forte, permettendole di combattere contro i nemici interni (pacifisti ed intellettuali liberali) e quelli esterni (nazioni rivali).
Ripropone dunque, Huxley, il problema dell’eterno ritorno del fascismo che sembra avvalersi delle caratteristiche naturali dell’uomo e in particolare della modalità con cui percepisce la realtà, avvalendosi per lo più degli aspetti emotivi e passionali. Questi ultimi dipendono dall’educazione ricevuta, dalle peculiarità culturali della comunità d’appartenenza, e ancora, dallo spazio che nella sua coscienza e nella sua mente hanno i valori religiosi, morali, etici. Su tali elementi dunque agirà la propaganda di regime per ottenere il consenso del popolo, eliminando oppositori e resistenti. Di tutto questo si occupa Huxley nel suo romanzo, muovendosi tra narrazione e analisi sociologica, non tralasciando di soffermarsi sulle contraddizioni che spesso accompagnano le scelte degli uomini, complicate da fattori esterni casuali e imprevedibili, ovvero da influenze culturali che rimandano a tradizioni, convinzioni o approcci irrazionalistici, o al grado di fiducia nella forza e nell’aggressività piuttosto che nella diplomazia, nei valori della coesistenza pacifica, nelle libertà democratiche, nell’accoglienza delle diversità culturali, religiose, razziali.

“La crociata dello Spirito” è la missione della signora Ramy, il personaggio tenebroso e fortemente negativo che vuole piegare chi è ancora naturalmente votato ad una vita pacifica e in armonia con la Natura, spinta da una sfrenata bramosia di potere e di ricchezza. Lei e la sua cricca di colonnelli, ambasciatori e mercenari vogliono l’isola sottomessa alle multinazionali petrolifere perché, sul modello occidentale, giunga ad una forte industrializzazione. Il dottor Robert invece si erge a difensore di una filosofia sociale volta a creare nell’isola una comunità liberata dalle contraddizioni che affliggono le società dove vige il sistema capitalistico e il liberismo economico. L’idea del dottor Robert è di fare a meno dell’industria pesante e di controllare le nascite per evitare la violenza, le guerre e la miseria. Inoltre la comunità, secondo il suo progetto, dovrebbe essere avviata al cooperativismo sociale ed economico, rinunciando al “super consumo” e non consentendo ad alcuno di arricchirsi oltre misura.
Spesso, dunque, il romanzo cede il passo al saggio, per poi superare anche questo e approdare a ciò che di solito riteniamo non visibile, lieve, che non si può meditare perché si avverte come qualcosa di fuggevole, di estremamente veloce che attraversa la tua mente prima di scomparire nella zona buia del tuo inconscio. Ecco di tale materia, dice Robert, si occupa la medicina Moksha e d’aiuto potrebbe risultare la pittura impressionista, quella, cioè, che dall’esterno si imprime nell’anima del pittore o del musicista o dello scrittore: “…l’uomo è divino quanto la natura, infinito quanto il vuoto. Ma questo significa avvicinarsi in modo pericoloso alla teologia e nessuno è mai stato salvato da un concetto.”[2]
Ma quali sono gli elementi che attraversano così rapidamente la nostra vita da non poterli fermare pur avvertendone la significanza, la profondità di un vissuto ormai perduto? Lo spiega il dottor Robert: “L’esperienza della lontananza, della distanza interiore e della distanza esteriore, della distanza nel tempo e della distanza nello spazio, è la prima e fondamentale esperienza religiosa, i piaceri trascorsi, la trascorsa infelicità e le trascorse intuizioni: tutto così intensamente vivo nel nostro ricordo, eppure tutto morto, morto senza speranza di resurrezione.”[3]
Un saggio sulla psicologia dell’età evolutiva sembra il terzultimo capitolo, inerente l’educazione impartita a Pala ai bambini secondo metodi spiritualistici e animisti, che fanno riferimento al buddhismo e a tecniche yoga. Mary Sarijini e Vijaya accompagnano Will Farnaby in una visita ad una scuola. In Occidente i bambini sono un anello importante del consumo di massa; attorno ai condizionamenti dei loro comportamenti alimentari e del divertimento e della moda si muovono investimenti miliardari; in un regime totalitario i bambini si preparano affinchè si immolino per la patria, divenendo carne per cannoni. Gli insegnanti di Pala, con corsi di psicologia e di fisiologia, insegnano ai ragazzi a conoscersi aiutandoli ad avere contezza della propria unicità; agiscono sull’immaginazione e sull’elaborazione mentale, oltre che sul grado di socievolezza. L’educatore inoltre studia i talenti dei discenti verso particolari discipline o verso aspetti creativi. È un addestramento alla gestione della psicologia, del comportamento, dell’esperienza e del linguaggio. “I bambini possono imparare almeno tre volte di più e quattro volte di più a fondo, nella metà del tempo.”[4] Una regola importante da far capire e fare introiettare ai bambini è quella che tutti gli esseri viventi sono in rapporto tra loro e con la natura. È importante, inoltre, l’educazione alla ricettività: abituare, cioè, all’apertura sul mondo e agli altri.
L’ultima parte del romanzo è dedicata alla morte: Will, il protagonista, ripensa a sua moglie Molly e all’ultimo suo respiro, e ancora più lontano nel tempo, ai suoi quattro anni, quando gli muore tra le braccia “Tigre”, il suo cane, e sente ancora l’acuto dolore per la morte della zia Mary. Anche sulla morte il dottor Robert ha un suo particolare approccio, che consiste nell’accettare la dura realtà con serenità, lasciando che lo spirito abbandoni il corpo, ridotto ormai ad uno straccio, lasciando andare libera l’anima di andare verso la Luce.
Preminente nel romanzo sembra l’esame della cultura sudamericana, amazzonica, animistica, contrapposta alla società consumistica occidentale, anche se l’autore non sembra piegare a conclusioni politiche o distopiche.
La struttura narrativa sembra appesantita dall’uso di un linguaggio ricercato, spesso poco chiaro, soprattutto quando l’autore si concede ad associazioni libere che sembrano aprire ad una visione del mondo spiritualistica poggiante sull’immaginifico. Si potrebbe anche definire un romanzo solipsistico, poiché la soggettività dello scrittore piega la realtà esterna ai suoi umori, alla sua storia, alle sue convinzioni profonde, ai suoi traumi esistenziali non risolti.
Aldous Huxley (1894 – 1963) scrisse due romanzi: Il mondo nuovo (1932) e L’isola (1962). Gravi problemi agli occhi lo resero quasi cieco e inabile all’arruolamento allo scoppio della prima guerra mondiale. Viaggiò molto: in Italia, negli Stati Uniti e nel Centroamerica, dove approfondì i riti animisti e induisti e cominciò a praticare la meditazione, dandosi anche all’uso delle droghe psichedeliche.
[1] Aldous Huxley, L’isola, Oscar Moderni, tit. orig. Island, 1962, 5ª ristampa, 2024 pag. 180
[2] Ibidem, pag. 211
[3] Ibidem, pag. 212
[4] Ibidem, pag. 245