Alfio Pelleriti
Batte incessante sui vetri
alla mia vista incredula
e bagna i miei pensieri tetri
la pioggia. Scende querula
a mitigare un astioso fuoco
ch’è fioco come in una ferula.
Vieni compagna in questo loco,
fin nelle forre dei più duri cuori
e lieve resta meco ancora un poco.
Solo maschere si trovano là fuori,
burattini, si muovono a comando
e ad un cenno intonano dei cori.
Si spezza la mia voce di rimando
e a voi del cielo, amate stille,
le mie pene affido e mando.
Gli eroi non si son mai contati a mille,
oggi come ieri l’eroe si irride,
nelle feste, nei balconi delle ville.

Mi piace questa poesia limpida, chiara, musicale, soprattutto tanto profonda quanto accorata. Il professore si sente consolato dalla pioggia che improvvisa cade e sembra lavarlo della tristezza e della pena causate da un mondo di corifei ipocriti che irridono chi, come lui, è impegnato a vivere un’ esistenza autentica. Egli non può che sollevarsi per questo lavacro e rimettersi alla misericordia del Cielo affinché lenisca il proprio dolore e mitighi anche l’ ostinata e sciocca malevolenza altrui. Grazie per questi versi sentiti e ben fatti, soprattutto per il servizio prezioso che instancabilmente svolgi. Ne abbiamo bisogno.
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