La strada che porta a Dio

Alfio Pelleriti

Non c’è una sola via per arrivare a Dio ma sono tante quante il numero degli uomini, anche se lungo il percorso tanti di loro si perderanno preferendo seguire il proprio istinto e il desiderio, mai domo, di soddisfare pulsioni edonistiche del proprio Ego, e perciò sarà difficile per costoro conoscere la Luce intensa, ristoratrice, eterna della divinità. Dicono infatti i saggi e i grandi Padri della Chiesa che chi non sa rinunciare al proprio Io, chi preferirà i piaceri, il lusso, il potere, la vendetta sul nemico, allora non vedrà mai quella Luce e morirà per sempre, essendo stato impegnato in vita a nutrire e assecondare la sua parte biologica, senza aver dato senso alla sua vita.

Chi comprenderà il Padre Nostro, la preghiera che Gesù ci ha lasciato, chi saprà rinunciare ai beni terreni, chi farà di tutto per contrastare il proprio egoismo, scoprendo il valore della preghiera e del perdono, allora avrà la vita eterna; vedrà e sentirà il colore e il sapore di quella Luce divina e il suo Spirito vivrà per sempre nel Paradiso celeste, e non sarà vissuto invano, ma avrà dato senso alla sua vita.

Penso che per raggiungere tale ambìto traguardo non bisognerebbe fare l’errore di isolarsi dal mondo, in una forma di narcisismo e di supposta superiorità sugli altri che si compatiscono o si disprezzano o si sopportano. Occorre, invece, vivere con gli altri, affrontando disillusioni, dolori e sofferenze ed elevando la preghiera a Dio perché ci dia la forza di insistere e resistere dando testimonianza e speranza a chi ci sta vicino.

Dimenticare se stessi vivendo con gli altri è il massimo dono che possiamo fare a Dio e a noi stessi. Del resto, se ci isolassimo sdegnati e superbi o da pavidi, sfuggendo alle cadute, come potremmo amare o perdonare? E quali frutti porteremmo all’altare del Signore quando ci presenteremo al suo cospetto pretendendo il suo Corpo e il suo Sangue? Diventare sterili in Spirito sarebbe un grave peccato di omissione: significherebbe non avere speso i talenti che Dio ci ha consegnato alla nostra nascita, oltre che negare quel rapporto di “figliolanza” con Lui che abbiamo ricevuto col Battesimo.

Nonostante tali buone intenzioni saranno tante le sofferenze, le contraddizioni in cui incapperemo con i nostri comportamenti; spesso, senza rendercene conto, i nostri atteggiamenti e le nostre parole saranno ambigui e ipocriti, e saremo ancora costretti a chiedere perdono a Dio per le nostre debolezze, per averlo tradito “prima del canto del gallo”. Saranno tanti i dubbi che ci tormenteranno quando ci piegheremo ad un sentimento effimero, alla gioia di qualche istante; e allora chiederemo perdono a Dio per aver ceduto alle lusinghe e ai tranelli del demonio. Torneremo sulla retta via quando, distrutti nella mente e nel cuore per non sapere trovare soluzione a situazioni che saranno per noi drammatiche, sapremo allora inginocchiarci e con contrizione pregheremo il Signore piangenti, e in Lui riporremo ancora fiducia e speranza. E il Signore, Padre buono e misericordioso, esaudirà la nostra richiesta e con amore ci aiuterà a rimetterci in piedi per continuare il cammino sulla strada assegnata. E all’improvviso quella realtà atroce, quelle catene che ci tormentavano si scioglieranno, come neve al sole, e assumeranno colori nuovi, mai visti e gli occhi si riempiranno di lacrime liberatorie non contenendo lo stupore di fronte al potere dell’Altissimo.

Capisco ora i mistici che non curavano e non curano il loro aspetto fisico, perché in quell’abitudine di conformarsi alle mode e alle consuetudini c’è ancora molto egocentrismo. Niente vestiti alla moda, niente barbiere, lasciarsi crescere la barba; essere modesti e parchi ai pasti, rispettare le leggi dello Stato, essere leali e onesti sempre! Tali comportamenti portano ad un unico scopo: volere abbandonare il nostro egoismo e fare agire in noi lo Spirito di Dio Padre.

Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».  Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.   Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.  In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Gv 14, 6-14


2 risposte a "La strada che porta a Dio"

  1. Affermi, Salvatore, che la strada da percorrere per giungere alla luce divina è solitaria come quella percorsa da Gesù fino al Golgota, fino alla Croce e aggiungi che tale strada non è lastricata dei nostri umili, spesso ipocriti, sforzi per blandire Iddio, né da celebrazioni, processioni, preghiere. È vero, solo Lui conosce il cuore di ogni uomo, tuttavia penso che Gesù pretenda da noi che ci si sforzi di essere soggetti attivi, e di fare le nostre scelte; che si lotti per affermare valori etici adottando comportamenti suggeriti dalla nostra coscienza morale. Penso che Gesù si aspetti da noi che entriamo nella mischia dei rapporti umani, anche a costo di provare la disperante angoscia dell’abbandono e della solitudine; Gesù vuole esserci amico e vuole che lo accogliamo all’interno delle nostre esperienze per poter superare quegli angoli bui della nostra personalità che aprono le porte ai bassi istinti, ai tradimenti e alle mormorazioni.
    Le opere buone, pur con i tanti limiti e le tante contraddizioni, aiutano gli uomini a fortificare lo spirito e a spendere bene i propri talenti a favore dei più bisognosi, così come servono le preghiere perché il Signore ci dia forza e saggezza per superare gli ostacoli che si frappongono ad una vita serena e in armonia con gli altri.

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  2. La bella e profonda riflessione che il prof. Pelleriti ci ha offerto, ricca di motivi spirituali di elevata ispirazione, mi ha richiamato a delucidare il senso dell’ itinerario verso Dio, cosa per la quale gli sono grato.
    Credo, in effetti, che la strada che porta a Dio sia solitaria e intima, che si percorra da soli con la propria croce sulle spalle: è la via del Calvario che conduce alla crocifissione per morire e risorgere ogni istante con Cristo oppure morire semplicemente.
    Si percorre svuotandosi del proprio Io, “empio” di volontà di potenza e di piacere, dì pulsioni di dominio; che vorrebbe, ma non sa farsi vuota di sé, per lasciarsi riempire e condurre dalla Grazia perché il Dio vero è Amore gratuito, avendo Egli svuotato Sé stesso dei propri attributi facendosi uomo in Gesù di Nazareth, agnello sacrificale crocifisso, debole e impotente.
    Non è una strada di buone intenzioni, di preghiere pie e devote, di riti corali e trionfali celebrazioni, di offerte, voti e scambi convenienti, non è lastricata di “opere buone”, di digiuni, penitenze e pellegrinaggi, belle idee e belle parole.
    È la strada di Dio, che appartiene a Lui e non può essere contraffatta: imprevedibile, sorprendente, strana, destabilizzante, traumatica perché fa nuove tutte le cose inaugurando terra e cieli nuovi. È la strada della Fede, non degli affari terreni e ultraterreni, che solo i Santi e i Mistici percorrono, ma è percorsa anche da Santi e Mistici non canonizzati, sconosciuti, neanche battezzati, ignari perfino del nome di Cristo pur non essendo lontani dal Suo cuore. È la strada di chi ama senza riserve né tornaconti perché perché a Dio conduce solo l’amore segnato dal perdono dato e/o ricevuto, non altra.
    È una strada pienamente laica ma anche piena di Fede, in cui le pratiche religiose possono senz’ altro aiutare ma possono, a volte, costituire alibi di falsità e autentica offesa a Dio.
    Solo Gesù conosce il suo Corpo Mistico in interezza ed estensione, per cui solo Lui conosce chi Gli appartiene e nessuno può pretendere di appartenerGli. Egli solo, infatti, conosce e scruta i cuori e ne soppesa il travaglio, a noi resta di confidare nella Sua misericordia camminando con umiltà sulla strada che apre ogni giorno davanti a noi.
    Grazie, Alfio, in fondo è una strada che si deve fare anche insieme, se è vero che non ci si salva da soli ed abbiamo un Padre nostro che ci aspetta.

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